giovane critica - n. 17 - autunno 1967

alleano ,pe,,o proprio con quella forza che ha alterato il loro carattere. Si sentono in un certo senso risarciti dalla costrizione sociale da loro stessi patita, al veder altri portarne paleserncute le stigmate. La risata che si scarica su una comica macchietta d'uomo serve a trasCerire inconsciamente l'oppressione, che è in realtà responsabile dcli.i sua stravaganza. Il riso collettivo è sempre permeato dalla met1taJità del capro espiatorio, e un compromesso fra il desiderio di liberarsi dalla propria aggressione e i meccanismi inibitori che tale de iderio contrastano; talvolta ;.i esa pera io una sghignazzata sonora - non dissimile dall'esplosione di rabbia - con cui l'orda costringe al silenzio i dissenzienti. e le condizioni ambientali lo permettono. la sghignazzata può trapassare io atto di violenza fisica. ci,,ilmeote giustificata - si capisce - quasi si trattas-e di un semplice scherzo. La volontà dei conflitti sociali di conquistare migliori strutture si riconosce piu che dai loro programmi, dalle loro cicatrici, il marchio di chi ha tanto sofferto. Se quindi si pretende di conoscere delle precise definizioni sociologiche di quel feno• meno che è il cot1flitto sociale, si finisce col bloccarne la compreo,,ione. e l'esperienza vuole riguadagnare quelle capacità, un giorno forse possedute - delle quali comuoqu.i è stata pri\'ata dal mondo burocratizzato -, di penetrare teoricamente in un terreno ancora incolto, deve decifrare i discorsi piu banali e quotidiani e negli atteggiamenti, nei gesti. nelle fisionomie, le particolarità piu minute e sfuggenti, deve riuscire a far parlare ciò che è muto e rigido, poiché tra le sfumature di tale linguaggio, pur con tracce di violenza, si trovano già messaggi d'una possibile liberazione futura. Criticabili sono sia la teoria che l'esperienza, quando divergono. Dove l'esperienza sociale s'imbatte io una forma di potere, deve lasciarne la spiegazione storica alla teoria critica. Solo un 'esperienza cui riesca - senza ricercare precipitatamente garanzie io teoremi esistenti e lasciarsi da essi abbagliare - di cogliere nella fisionomia della società alcune variazioni, può essere d'aiuto per creare le premesse della sua necessaria teoria. Sarebbe giu88 - sto che la critica scientifico-sociale si preoccupasse io qual modo il concetto dell'empiria, sempre piu compresso da nuove codificazioni, possa riconquistare la sua ampiezza ed apertura. Troppo spesso l'atteggiamento empirico del sociologo s'avvicina a quello del bambino che rifiuta la fiaba della volpe e della cicogna perché, alla luce delle sue conoscenze, la cicogna non esiste affatto. L'insufficienza dell'esperienza non si può spiegare soltanto come risultato dello sviluppo individuale o addirittura d'uno sviluppo determinato dalle leggi della specie. Lo schermo frapposto fra la luce della coscienza e l'inconscio è dovuto alla struttura oggettiva di una società, cosi impermeabile e compatta da impedire la visione di quanto continua a , cgetare otto quella superficie apparentemente tranquilla e pacifica che è proprio la società, volutamente o involontariamente, a creare. Ne è una prova il fatto che la conoscenza teorica della società e l'empiria sociologica divergono e si contraddicono; ma anche il dissidio delle scuoi<! f' espressione della struttura antagonistica dei rapporti reificati e degli individui viventi. L'illusione che a questi ultimi i debba tutto attribuire non è soltanto illusione io quanto e si restano, anche alle attuali condizioni, il sostrato di tutti i fenomeni sociali; ma è pur sempre illusione per chi ricerca in essi, nella loro personalità individuale e concreta, quel carattere di sostrato dei soggetti socializzati. A ciò induce l'insopportabile vita alienata. Come la tendenza alla personalizzazione, spinta fino alla follia anti emita, fino ad addossare a un gruppo ben determinato le colpe assolutamente anonime, cosi anche il tipo di scienza che, malgrado il fanatismo della sua oggettività, si attiene agli uomini, ai soggetti, è un tentativo iocon apevole di riportare all'esperienza, con metodi reificati, ripresi a loro volta dalle teoriche del mondo reificato, cose per essa assurde. La dialettica sociale si insinua anche nelle forme della conoscenza sociale, e proprio di que• sto bisognerebbe renderla consapevole. Essa deve apprendere a sperimentare l'insperimentabile: tale paradosso è adeguato all'oggetto. Per far ciò abbisogna della preventiva programmazione teorica, di un organo per captare ciò che origina i fenomeni e viene da essi contemporaneamente

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