giovane critica - n. 17 - autunno 1967

dall'allra parte una situazione a livello del movimento organizzato che stenta a portare a generalizzazione politica le sperimentazioni e le ipotesi di lavoro settoriali e locali, una situazione in cui permangono residui della mentalità minoritaria e democratica ereditata dal frontismo. Il gramscismo aveva garantito la organizzazione e la unificazione politica della cultura di sinistra attraverso l'istituto della Commissione culturale. L'intellettuale organico era burocraticamente organico con il partito e con lt> alleanze tattiche del partito. La concezione burocratica del rapporto partito-classe domina anche la concezione gramsciana dell'intellettuale organico. L'istituto della Commissione culturale si è logorato infatti sul contenuto nazionale-alleanzistico e sul tipo di rapporto tra intellettuale e partito, ricerca e militanza su cui poggiava. L'intellettuale marxista oggi è di fronte al problema della ricomposizione unitaria di teoria e prassi del movimento anche a livello deUa organizzazione culturale e del ruolo dell'intellettuale nel movimento di classe. La breve esperienza di Raniero Panzieri alla Commissione culturale aveva cercato di avviare il superamento dei limiti storici e politici di quell'istituto e aveva avviato una esperienza di dialettica unitaria che garantiva autonomia di elaborazione alle esperienze decentrate e settoriali e nello stesso tempo la loro unificazione a livello politico. Aveva cioè avviato un tentativo di riorganizzazione culturale post-gramsciana ambizioso che poggiava centralmente su Mondo operaio e decentralmente, tra l'altro, su organi o gruppi come Ragionamenti, Opinioni, Problemi del socialismo e parzialmente Rivista storica del socialismo. L'organizzazione per gruppi non è da considerarsi in sé negativa, lo diviene quando ciascun gruppo proponendosi come nuova organizzazione, come sintesi di teoria-prassi, nella incapacità poi di diventarlo anchilosa e perennizza la frantumazione e la disgregazione, ideologizza la ricerca. L'organizzazione per gruppi in una nuova impostazione del rapporto unitario con il movimento può offrire anzi lo schema esemplare d'una organizzazione della cultura e della teoria che poggi su organi autonomi di base e che quindi porti a questo livello la concezione generale della democrazia e del potere operaio. Nelle more attuali la organizzazione culturale gramsciana ha suturata la propria crisi e nel convegno di Cagliari ha mostrato la sua attuale capacità di « fare politica », di fare passi concreti nella impostazione di una concezione del potere come nuova maggioranza. In parallelo si è fatta piu chiara la incapacità di contestazione e di alternativa delle varie « sinistre », che discende dalla loro frantumazione politica, dalla loro posizione « ideologica », dal loro « utopismo » astratto dal rapporto dialettico tra scopo finale e movimento. Le due cose i condizionano. L'essere verbalmente a sinistra dei partiti significa essere entristi nel senso piu limitato del termine, essere cioè anticipati e condizionati da quella tematica e da c1uel comportamento che si \'UO!e superare. È stato raggiunto l'obiettivo importante di aver mostrata la fallacità di una equazione oggi tra partito storico e avanguardia rivoluzionaria. Una concezione e una prassi unitaria sono invecchiate e morte; bisogna porsi il problema della ricostruzione di una unità dialettica tra movimento e avanguardia, che può rinascere sotto altre forme. Stefano Merli - 77

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