giovane critica - n. 17 - autunno 1967

Il primo: Cerchiamo di essere ottimisti e diciamo che il teatro è uno strumento che la ocietà capitalista ha reificato, ha fatto dimenticare. Il suo potenziale « pulito "· come si dice della bomba all'idrogeno, non può essere tabilito su!Ja carta, o a voce. Si tratta di collocare diversamente il teatro nella società, di toglierlo alle rappresentanze. alle sovrastrutture « politiche " e di co!Jegarlo alla realtà effettiva della clas- ,e. ai gruppi, alle associazioni, ai grandi problemi particolari ( in opposizione ai problemi universali • generali di cui si parlava). on dobbiamo lottare, come ,i è {atto troppo spe so, per l'incremento « europeo " del nostro teatro regolare ( e irregolare). Il nostro. come abbiamo ,·isto. non è un teatro sotto- " iluppato o dimenticato dalle « competenti autorità». Anzi! Il teatro potrà Care cultura (rivoluzionaria) solo se in contatto permanente con il pubblico, per questo non sarà suHiciente parlare di decentramento. ma di ubiquità; non si dovrà parlare di importazione di drammaturgia, ma di creazione locale; non i potrà parlare di attori profes ionisti, ma di uomini che rappresentano ( i loro problemi particolari - ettoriali e generali). Il secondo: Que ta è un'utopia. Il primo: Cosi ho voluto e porgliela; per la costruzione, il discorso andrebbe rifatto volta per volta, molte volte. dalla base. li secondo: E i soldi? Il primo: Demistificando l"eroismo del Living. si capirà che que to non è il problema. Il secorido: Ma non si è mai visto. Il primo: Non è vero, Anche la vostra avanguardia, prima di Ivrea, per il pubblico sofisticato della sinistra metropolitana, e a volte anche per la sinistra intellettuale rappresentava proprio questo; certi giochi ( riassunti poi nel circo), certi usi locali sparsi dappertutto potrebbero essere forse un embrione popolare. E il teatro universitario cos'è, o cosa dovrebbe e sere, se non questo? A proposito, ha visto il Teatro scuola di Urbino? 60 - Il secondo: No. li primo: Male. Naturalmente, la situazione attuale non va presa ad esempio, del cantastorie siciliano non mi importa gran che. Il problema sarà la costruzione che non potrà prescindere dal volontarismo. L'unico interrogativo che mi pongo riguarda l'utilità di questo gran lavoro, sul quale però, pensandoci bene, non ho dubbi. Il secondo: Io invece ho dei seri dubbi, perché il teatro che conosco è uno solo. Il primo: E il suo nuovo teatro? Il secondo: E' pur sempre fatto da uomini di teatro. Il primo: Io non escludo affatto il loro lavoro. Prenda un circolo culturale. un 'associazione, un 'industria, un piccolo comune omogeneo. Gli uomini di teatro dovranno inserirsi nell'attività locale, dovranno discuterla, e se crede, guidarla, dovranno sottrarre lo spettacolo al cliché di massa, dovranno inventare una buona volta, anche senza democrazie formali, perché in una struttura e in un rapporto veramente spontanei, le relazioni saranno intimamente democratiche, fondate sulle idee e non sul loro equilibrio. Cosi gli spettacoli nasceranno diversamente, saranno intimamente diversi ... Il secondo: Saranno, dovranno, c'è stata l'inflazione di queste parole, dal romanticismo fino a Brecht. Il primo: D'accordo, vorrei ricordarle però che il teatro di Brecht non fu soltanto un teatro rivoluzionario, ma anche un teatro per rivoluzionari. Claudio J\lcldolcsi 1 Le cilazioni ciel Secondo sono tratte dogli ntti del Convegno di Ivrea. 2 Gu.~,IA\'O MooENA, Epistolario, o cura di Terenzio Grandi, Roma, 1955 ( 7 gennaio 1856). 3 Roc€n PLANCnON. Storia e meta/i$ica in Grotowski e nel Living Tl,catrc. in Teatro, n. l, 1967. • DENIS DrnEROT, Observations, in Paradoxe sur le comédien, Ed. Dupuy, Paris, 1902, pp. 16,17.

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