qua e là per rltalia da Bolzano a Siracusa. Ricorda la lettera che Modena scrisse pit'1 di cento anni fa a Giovanni abatini?: « TI teatro è commercio [ ... l c,sendo commercio ooo può essere altro che quello che è: industria per far denari [ ... ]. Tu mi dici che devo venire a Torino per profittare della reazione che c·è contro la Ristori [ ... ]. Torino l'aveva intesa, non c·era pit'1 novità: che conta l'Arte? Vogliono un giocattolo nuovo. e ella avesse avuto la mia esperienza non sarebbe tornato a Torino a qualsiasi costo: le tornava piu andar a dare accademie pel mondo con due scalzagatti che le facessero controscena. »2 • A voi tornerà piu andar a dare accademie, ma il vostro di- ,·enterà un teatro inutile o male inteso. Il secondo: Io trasecolo, lei nega l'importanza del teatro itinerante? 1/ primo: Senza dubbio, dal momento che avete immaginalo il vostro circuito senza fare i conti con gli spettatori, preoccupandovi solo per la vostra sussistenza. on vi si chiedevano eroismi naturalmente; si sperava solo in una maggiore consapevolezza; la vostra operazione sa di corporativismo e, nel migliore dei casi, di riformismo: uno spettacolo non fa primavera. Il seco11do: Non si può sostituire il passo dell'oca con il passo del gambero, come vorrebbe lei. Si diceva prima che l'industrializzazione capitalistica dello spettacolo teatrale porta al concentramento, alle aree di sviluppo. al vivaio. oi siamo per il decentramento. Il primo: Voi siete per il commercio del concentramento; la cosa è ben diversa, è la stessa formula delle vecchie compagnie di giro. Ogni spettacolo viaggiante è merce se non corrisponde alla proiezione culturale del pubblico. Il secondo: L'Italia però ha una struttura sociale sufficientemente omogenea. Il primo: Se lo dice lei .., e la TV, come diceva quel profe sore, ... eh? Il secondo: on gli si potrebbero dare tutti i torti. Il primo: Ah, bene, abbiamo detto che la grande batta58 - glia alternativa è ancora prematura e ora neghiamo il sen o dell'alterità! Ci accontentiamo delle inchie- ;,te della Confindustria e ... Il secondo: « E' necessario tener contro delle linee di fondo su cui si muove attualmente la parte piu viva e valida della drammaturgia mondiale [ ... ]. I grandi problemi su cui sono sorte queste nuove correnti teatrali sono identici a q1.1elli nei quali si dibatte il nostro paese ». Il primo: Di questa affermazione direi o che è una banalità o che è il segno della vostra indifferenza per i problemi di cui stiamo parlando e della vostra consanguineità con i padroni del vapore. Lei, se non sbaglio, mi parla di culture dominanti; ebbene qui è il pericolo. Ha letto La notte degli assassini, il testo cubano presentato al Festival di Venezia? E' una summa teologica di cultura dominante, eppure si tratta di un testo controrivoluzionario ( non a parole, evidentemente, ma nei fatti), il prodotto della categoria intellettuale borghese che pur vivendo nella repubblica socialista riesce a imporre, faute de mieux, i suoi privilegi di classe. Il secondo: Non ho elementi per giudicare. Il primo: Parliamo allora di moneta corrente. Forse che in Italia non si rappresenta il teatro dominante? ll secondo: Si, ma in ritardo. ll primo: E con le strutture antiche, di modo che il ritardo consenta l'alibi dell'aggiornamento « culturale », falibi dell'anticultura. Il secondo: li nostro teatro non riesce a vivere i problemi teatrali dell'Europa e degli Stati Uniti. Il primo: Per il suo riformismo di potere continua a produrre spettacoli estranei perché standard, passepartout. lo credo però che anche il « nuovo teatro » non sia immune da quel peccato limitandosi a vendere una merce piu fresca. A furia di culture dominanti si è arrivati a strozzare il passato, il presente e forse anche il futuro. Esamini i suoi grandi problemi: il nazismo ( ancora in testa nell'indice di gradimento, anche se il Medio Oriente insegna come sia diversa
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