tanti e -oprattutto di 1111a cosa molto piu importante: incapace di controllare quella parte che è la classe operaia. Ecco la differenza di li\'ello politico: il capitale che non riesce a dominare l'insieme della società è piu forte, anche se sembra il contrario, del capitale che riesce a dominare l'intera società, ma a cui comincia a sfoggire quel particolare della società che è la classe operaia. Per cui noi diciamo che, in fondo, il capitale è piu debole oggi di quanto non fosse quando la richiesta operaia era b richic la dello « staio operaio ». In altre parole, il piano del capitale, il go,·erno degli squilibri sociali, diventa a questo punto possibile soltanto sulla base di una politica dei redditi, soltanto sulla base di un controllo della "ariahile-salario. Stanle quest'ultima condizione, è vero che •i apre una fase storica di stabilizzazione e di sviluppo in•ieme del si tema. Infatti questa condizione - politica dei redditi. controllo del salario, controllo dei redditi da la\'oro - è appunto la condizione fondamentale che si ritrova in tulli i piani del capitale, cioè in tutti i programmi di lungo periodo di viluppo capitalistico. La fa•e in cui ci troviamo oggi è proprio quella in cui una condizione di questo tipo comincia a vivere, e quindi comincia ad aprirsi una fase nuova di stabilizzazione e sviluppo del capitale internazionale. Questo quindi non de- ,·e portare a vedere la debolezza del capitale come un momento di precrisi internazionale del capitalismo, ma come un pros•imo dominio del capitale su questa condizione fondamentale e, di qui, un ripartire verso una nuova fase di stabilizzazione internazionale che sarà anche una fase di grosso sviluppo del capitale stesso. Infatti, quando guardiamo qual è la strategia del capitale internazionale oggi. tro\'iamo açche qui alcune grosse voci chiare. i può citare. qui da noi, Agnelli come uno dei momenti di massima con•apevolezza di questi problemi strategici internazionali del capitale. Nel congresso dell'Ucid eh<? c'è stato a Milano in marzo, proprio dall'intervento di Agnelli viene fuori una strategia di questo tipo. La soluzione futura sarebbe la creazione di un'area economica integrata che abbia come punto di riferimento geografico l'Atlantico. Per cogliere questa dimensione del problema 24 - senza rischi. senza cioè quegli squilibri di produttività, di rcdclili\'ità, di dimensione fra industrie americane ed europee, che sono quelli che preoccupano tutti i tecnici ciel capitale oggi, occorre guardare prima dj tutto ai mercati dell'est europeo. Di qui l'idea che l'Europa orientale possa offrire una crescente occasione clj complementarità economica all'Europa industrializzata dell'occidente: importante fatlore moltiplicativo, questo, di tutto lo sviluppo di molti settori dell'industria europea, da cui dovrebbe scaturire la nascila di un'industria europea di dimensioni continentali, che quindi non vede piu nessuna differenza dentro l'Europa. Viene detto esplicitamente: noi non dobbiamo vedere piu i mercati dell'est diversi da quelli deirove t, non c'è piu nessuna ragione di far ciò. Una industria di dimensioni continentali solo così vedrebbe crescere le sue capacità di dialogo con l'industria di oltre atlantico. Quindi, rimanendo l'obbiettivo del polo atlantico come momento di unificazione del mercato mondiale, si deve arrivare a questo attraverso una contrattazione tra l'intera dimensione continentale europea con il colos o americano. Da qui il salto piu grosso, che Agnelli e,prirne in questa forma: « probabilmente solo un grosso mercato atlantico ben organizzalo potrà porsi, con spe• ranza di soluzione, il problema dello sviluppo dei tre continenti ( America Latina, Asia, Africa) acquisendoli come area interna, e non piu esterna, di un unico efficiente mercato mondiale ». Questa è la strategia internazionale del capitale oggi, nelle sue forme piu avanzate certo, non nella sua generalità. Si possono a questo trovare mille contraddizioni nel basso capitalismo, ma noi, evidentemente, teniamo d'occhio l'alto capitalismo, quello che diciamo il grande capitalismo, quello che fa la storia dell'iniziativa del capitale e su cui sempre bisogna misurare gli obbiettivi e le forze. Questo è l'ambizioso, ma, nello stesso tempo, largamente possibile progetto di parte capitalistica. Di fronte alla logica storica impeccabile di questo cammino, viene, secondo me, a confermarsi un'idea nostra che in fondo è già vissuta ampiamente nelle cose che abbiamo detto e scritto, e che forse si può ripetere in
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