chi Banclinclli sia sufficiente e, sopratutto, il pi,1 adatto a ,upcrarc i difetti e le incertezze che si sono manifcatatc ,111 fronte ideale e culturale [ ---1 »). Ma la sostanz.i non cambia, la dicotomia tra elaborazione della linea politica e intcr\"cnto culturale permane pari pari. Anche Alicata regi-tra la mede ima situaziouc: "Si è senza dubbio verificata negli ultimi due-tre anni una separazione troppo netta tra i compagni che si dedicano al la- ,·oro culturale e i nostri intellettuali piu attivi, e il partito nel suo insieme». In che consistono i rimedi? Ampi ,cambi cli idee cli carattere generale sulla situazione cui.- turale italiana e sugli indirizzi ideali che si manife tano tra gli intellettuali comunisti, "come avveniva nel pa - ;:ato ». Il partito - sostiene, qui giu tamente, Alicata - non clc,·c rinunziare a S\"iluppare in tutti i campi, e quindi anche nel campo culturale e arti tico, una propri:i lotta. nel senso di suscitare e sviluppare nelle proprie file. fra i propri militanti, fra i propri intellettuali, un dibattito continuo e un continuo confronto delle idee, allo scopo cli far scaturire, dal seno del movimento culturale e come parte organica di questo complesso movimento, indirizzi ideali che abbiano come punto di partenza e di riferimento il marxismo [ ... ). A me sembra francamente che a que to a petto dell'impiego del partito non si sia dato negli ultimi anni il rilievo, l'attenzione. la pa.cicnza necessari ». Da qui grande dispersione, sbandamenti, forme varie d'eclettismo « che non hanno nulla a che vedere con quel concerto a piu voci che noi al"pich iamo r..).. Quando al X Congresso s'era presa b decisione cli non ricostruire piu, nelle vecchie forme, la Commissione culturale, ciò era stato legato alla decisione di far convergere i nostri intellettuali sull'Istituto Gramsci e cli avere in quella sede, una o due volte l'anno, con la partecipazione dei quadri politici anch'essi membri clell"Istituto, riunioni e scambi di idee del tipo sopra indicato. Questo, però, non è avvenuto ». E qui casca l'asino. In due punti. Primo, la difesa pompieristicn della cultura italiana dal dopoguerra ad oggi, difesa eh~ st inventa un bersaglio di comodo: " Si conteggia poi un bilancio falli men tare di tutta la storia della cultura 52 marxista e anche cli tutti quei movimenti artistici e letterari piu consapevolmente collegati con il nostro movimento e con la nostra ideologia, riversando in questo secondo campo tutte le proprie simpatie o sulle esperienzè della cultura decadente o, indi criminatamente, su tutte le esperienze autoclassificatesi d'avanguardia ». Nessuna verifica dei contenuti dell'azione culturale comunista nei due decenni succes ivi al fascismo. " [ ... ] Mi hanno in questo senso sfavorevolmente colpito, e mi trovano in disaccordo, certi giudizi che a proposito della cultura ita1 iana dal dopoguerra ad oggi ho ritrovato in recenti articoli della compagna Rossana Rossanda e anche del compagno fario Spinella, articoli che implicano, del resto, una discussione anche piu propriamente politica sulla cosiddetta arretratezza degli obiettivi che il partito si sarebbe fin qui posto, sulla collocazione della questione contadina e della questione meridionale nella lotta per la rivoluzione italiana, e via via ». Ecco, ci siamo ( seconda caduta, definitiva): indipendenza della cultura, a patto che lasci stare la linea politica del partito, la quale fu elaborata in sedi compententi da gente saggia ed esperta, da Togliatti, ecc. Il partito ormai decide di non intromettersi nelle controversie tecniche: il valore di questo quadro, cli quel film, il significato di una teoria scientifica, ecc. Ma la politica spetta al gruppo dirigente. Alicata non capisce che il disordine, la rincorsa dietro l'ultima fenomenologia culturale, di cui si lamenta, sono anche sintomi di una crisi di quella linea politica. Non l"aHerra, proprio come certi cattolici non capiscono che la carenza di religione non va attribuita ad errori di applicazione della dottrina o ai nefasti del nemico ateo o del laicismo, ma segnala una crisi della linea religiosa, se mai dunque il bisogno di una superiore esperienza religiosa. Il difetto della partecipazione del partito a un dibattito generale sulla cultura, la chiusura nel proprio orticello di numerosi compagni intellettuali ha comportato - dice Alicata - « l'affermazione di posizioni che, partendo da problemi culturali, finiscono qualche volta col contestare, in uno strano miscuglio di opportunismo e di estremismo, la linea politica del partito ». A chi di-
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