di esprimere « il reale », di inserirsi quasi 10 esso per denunciarne il- male e le brutture e contribuire a migliorarlo; per l'intellettuale, in genere, la partecipazione alh politica - o almeno un cammino ad essa parallelo. Il medesimo fervore, un eguale entusiasmo e volontà dj rinnovamento si notano nei gruppi politici impegnati nell'opera di ricostruzione di un paese prostrato dalla guerra e dalla miseria: « all'alba della Liberazione la domanda era al fondo delle coscienze: restaurazione o fondamentale rinnovamento ( si diceva anche ' rivoluzione')? riannodare la vita nazionale a quella prefascista, pur con tutti gli accorgimenti consigliati ed imposti dalle nuove situazioni, o aprire la vita italiana a nuovi orizzonti?»'. E non si trovava nessuno che si pronunciasse apertamente per la conservazione, la restaurazione. L'aspetto drammatico di questa situazione è che il suo sbocco sarà il 1948: attraverso lente spirali si giunge ad una crisi e ad una sconfitta, che segnano il trionfo delle forze reazionarie e conservatrici che la lotta culturale e politica del primo dopoguerra aveva fatto sperare di escludere dalla direzione del Paese. « Fra il '48 e il '55 era possibile rendersi conto di un fallimento; con la ripresa della classe dirigente che aveva favorito il fa. scismo tornava, in tutta la sua sostanza piu arcaica, la cultura che aveva accompagnato la dittatura della ' conservazione' italiana »'. E la strada della normalizzazione fu percorsa con una rapidità straordinaria, in tutti i campi•. Non possiamo quindi fermarci alla descrizione o alla semplice constatazione, dobbiamo analizzare i motivi, e capire che cosa, già all'interno di quella determinata politica-cultura, ne limita la forza, la capacità di un effettivo e reale rinnovamento, la possibilità di incidere sostanzialmente nella società italiana. Abbandonando - solo per il momento - l'aspetto « politico », nei confronti dell'attività culturale cui si è accennato sopra, chiediamo: di che tipo era quella esigenza di rinnovamento, verso quali direzioni si muoveva? e come si configurò, realmente, il rapporto cultura-politica? Quando si voglia far opera di rinnovamento, ciò che piti interessa è la posizione che si assume nei conCronli del passato, o almeno del recente periodo storico e culturale rispcllo al quale si vuole « rinnovare ». Ora, la volontà di cambiare, negli intcllcltuali italiani usciti da una diltatura reazionaria e dalla guerra, è indubitabile: tullavia « chi scorra le riviste, i giornali, gli opuscoli di quegli anni rimane colpito dal senso di continuità nell'operosità e nei programmi culturali, e da). restrcma [ ... ] sebbene fino a un certo segno, concordin delle idee»'. Lo sie so Antonio Giolitti confesserà piti tardi: « Il panorama intellelluale e morale che si presentava ai nostri occhi alla fine della guerra non era certo tale da incoraggiare un confronto critico e specialmente autocritico con le idee e le esperienze di altri gruppi o movimenti [ ... ]. Mi sembrava che non si proponessero ripensamenti e nuove scelte. Si trattava di continuare, di essere coerenti »'. La interpretazione comune del fa. scismo come momentaneo « pervertimento o deviazione », come una parentesi nella storia del nostro Paese, inco• r::.ggiava tali posizioni: « si trallava di rinnovare, aggiornare e adeguare, ma nel solco di una tradizione che si era dimostrata ben valida nel corso del ventennio »•. È qui indicato il centro della questione, la sostanz:1 che sta al fondo di tutti gli atteggiamenti di quegli anni: la convinzione, cioè, o il mito, che la cultura italiana durante il fascismo si fosse mantenuta neutrale, avesse tutto sommato proseguito la sua strada, risentendo soltanto nelle sue incrostazioni il peso del fascismo P conducendo una vita « separata ». Fosse anche inconscio ripiegamento psicologico di tutta una generazione per giustificare la propria responsabilità di intellettuali nelle trascorse vicende - il presupposto era « che la cultura che aveva accompagnato il fascismo non era fa. scista; che gli intellettuali, al piu avevano avuto il torto di isolarsi, di non aprirsi a certe esperienze, ma restando sempre, quatenu.s intellettuali, estranei e avversi al fascismo. Per postulato il fascismo restava incultura; per postulato la cultura era stata antifascismo »' 0 • Natural- - 21
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