giovane critica - n. 11 - primavera 1966

volta dal modo in cui egli ha fantasticamente ricreato la realtà che g/i si offriva »'. Quindi, per ciò che riguarda l'estetica il concello stesso di neorealismo non ha senso. Il massimo che si giunge a dire è che in quel momento, in quegli anni, lu realtà si offriva tulla all'elaborazione fantastica, nelh sua « dimensione sociale »5 ; ma la piti genuina conclusione riafferma che « il termine neorealismo è infelice. Bisogna tener presente che gli 'ismi' sono un mero espediente verbale, un accorgimento didascalico ( ... ) i generi letterari non esistono: e, quindi, neppure i generi cinematografici. Esistono, dal punto di vista dell'arte, solo singole opere. Si può giudicare esteticamente un film: non si può dare un giudizio critico sopra un coacervo di pellicole »•. Per ciò che riguarda la critica, l'unico discorso serio è, di conseguenza, quello delI'analisi monografica, cioè « il neorealismo di Rossellini o Visconti, di Dc Sica o Lizzani, anzi quel neorealismo (se proprio si voglia persistere nell'adoperare questo termine) che trova nei diversi momenti di questi e di altri registi altrellante configurazioni»'. Il limite piti grave di queste pos1z1oni sta, ci sembra, nell'aver isolato il momento della fantasia dalla dimensione conoscitiva e pratica, nell'aver relegato la sto• ria a semplice « premessa ambientale ». Anche sulla crisi del neorealismo ( o, meglio, dei singoli autori) non vengono date indicazioni che non siano quelle della « crisi della facoltà creatrice », del passaggio da una invenzione che si faceva stile ad una ripetizione che divenne maniera, quasi naturale ripiegarsi di « poesia » in « letteratura »'. Perché il neorealismo torni a produrre poesia, occorre che rinnovi i suoi strumenti lirici, occorre che i singoli autori credano in loro stessi e nella loro arte, ascoltino il soffio vivificante della vocazione•. In conclusione possiamo dire che l 'àmbito entro il quale si muove questa tendenza critica sia piullosto ristretto : un qualche contributo ci potrà venire soltanto a livello di analisi delle singole opere, anche qui però falsato dall'evidente insufficienza del contesto. Nessun aiuto ne abbiamo, invece, per la comprensione dei rapporti Cra il neorealismo c la realtà piti generale che lo produsse, e tanto meno della validità alluale di una tendenza poetica neorealista: tali problemi, all'interno della critica « liberale » non sono nemmeno posti, e comun• quc non riguardano l'estetica. Analoga restrizione di concelli estetici, analoga assunzione di motivi psicologici in senso soggcllivistico e - 111 questo caso - con un dichiarato une metafisico, s; ha nella critica callolica. Certamente, all'interno, occorre fare molte distinzioni, per i di,,ersi livelli in cui es a si articola: da quello « tutorio », a quello « scrio " e adulto. Del resto anche nei discorsi piti impegnali la critica callolica risente di sbandamenti e difficoltà - derivanti dalla slrullura « dualistica » delle sue premesse - che la fanno spesso ripiegare su altre posizioni, idealistiche 10 o positivistico-sociologiche, giungendo spesso a superficiali forme di eclettismo che non contribuiscono certo ad esprimere una posizione originale. Il pericolo della strumentalizzazione è in questi casi sempre presente, e tutti ricordano i pesanti attacchi in forma « culturale » o politico-censoria condotta dall'ufficialità cattolica II contro il neorealismo, visto come frullo di una concezione « materialistica », incitante ali'« odio di classe », senza fede, ecc., oppure - con motivazioni forse piti banali, ma che ebbero maggiore efficacia pratica - « disfattista » e « antipatriottico », per via dei famosi « stracc.i » esibiti all'estero 12 • L'uso strumentale del neorealismo continua, anche quando si cambia il segno da negativo a positivo: quando il nostro cinema entrò in crisi - col cospicuo contributo degli ambienti di cui si discorre - dopo aver lasciato come eredità soltanto << due soldi di speranza », c'è nella critica cattolica il tentativo di recuperare il fi. lone scoprendone i genuini valori cristiani e la vocazione spiritualistica. Tipico in questo senso un articolo di Gian Luigi Rondi " in cui si diceva che « il neorealismo non è morto », in quanto espressione di « sentimenti sempre peculiari a qualsiasi condizione umana, perché -17

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