giovane critica - n. 10 - inverno 1966

-.i intcndl' per potenziale democratico: una « Cortissima -pinta unitaria nelle a,pirazioni all'autogoverno degli inl<'lll'ttuali. che ,a molto al di là degli ,chicramenli politici tradizionali. di centro. di centro dc,tra e di centro ,in1- •tra n. F -<'amhin per autogoverno i primi passi verso una pro!!"rammazione inserita nel ,istcma e nell'itmbito governati,o: !"abolizione della censura preventiva, la richiesta di una leiwc che regoli la "ita ciel teatro per la costruzione cli t-tituzioni ,tabili e pubbliche: ccQuesto, dice, ha arricd1i10 la potenziale autonomia della gente di teatro. ha mantenuto la pre, alcnza del momento ideale su quello del mc- •li<'rc [ ·--1- L"anno scorso, ad un altro con,.egno sul teatro, cercai di tradurre que,to giudizio sulla realtà italiana e sulle pro,pclli\'e. in es,a, di una ripre-a del teatro. nella formula: fondiamo il Cln del teatro, governiamoci da soli e unitariamente. non escludendo aCFatto in questi termini il di,cor-n politico c partitico. Penso cioè che l'autonomia, il non condizionamento del teatro in una società in corso di integrazione monopolistica e di massificazione culturale. ma in presenza di forti spinte democratiche di fondo, con,i,ta e••enzialmentc nel fare del teatro il luogo di incontro e di •contro delle ideologie e delle forze storiche che ,i comballono e si scontrano nel nostro contesto storico. Un Cln del teatro, tanti Cln del teatro vuol dire es- ,cn,ialmcnte costruire democraticamente prima dell'istituzione teatrale, dentro !"istituzione stessa, intorno e dopo gli •pellacoli che !"istituzione rie cc a creare, un luogo di diba11i10 aperto sui fini dell'uomo, sulla sua natura, sulle •ue lotte. sul suo essere ociale ». Siamo all'ideologia come " fal•a coscienza ». sul piano di q-uanti credono nella Ciaha dello Staio neutr~: io troppe circostanze il movimento operaio. nel momento stesso in cui si proclama leg:ito ai fatti duri e reali, cede alle smanie visionarie di una coesistenza pacificata. Il candido Schacherl, nipotino dei padri della politica delle alleanze, non s'accorge dei dati reali, cerca di trasmettere al partito la politica culturale per il teatro. non accoglie obiezioni che disturbino i lavori del cantiere•. Come il personaggio manzoniano che, mentre strologa di congiunzioni di punti celesti, non prende precauzioni e muore di pc te, il nostro interlocutore farnetica 70 - di margini democratici, di terreno comunitario, di crogiuolo nelle organizzazioni disinteressate, di autogoverno degli intcllclluali del teatro e del pubblico. E intanto oun solo na,cc ( naturalmente) un primo teatro di parte cattolica, il Romeo di Orazio Costa, nel vasto teatro romano di piazza Gentile da Fabriano ( senza contare il teatro ,li D. Fabbri, di cui si fa assidua portavoce la televisione itiliana); ma. quello che conta. il « ervizio pubblico » viene mao mano inserito nel sistema, impiegato nella divisione di posti del ottogovcrno, o[fcrto ad una base larga di consumatori per quietarli; e, a conti falli, il movimento operaio si trova con un pugno di sabbia. E come poteva e,,,.rc altrimenti? Che signi[ica Cln negli Stabili? Governo pluripartitico. Dove? ei Consigli d'amministrazione? [•, come, se essi dipendono da Comuni, Province, Stato, Azienda di Turismo, Cassa di risparmio, Camera di Commercio, i~tituti di credito, ecc.? ella direzione artistJta pluripartitica? Ma ne verrebbe ( nella direzione artistica che, in coricreto, dipende dal Consiglio d'amministrazione), una reciproca smorzatura, nei casi peggiori il consueto mercato: io dò una cosa a te, tu dai una cosa a mc. Oppure un direttore che sposi cause e tendenze diverse? Sarebbe assurdo, oltre che indecoroso. Sulla proposta dei Clo del teatro Schacherl ritorna in Rina~cita-Contemporaneo, 25 settembre 1965 7 • Lo stesso tema propone ad una riunione presso la Direzione del partito ( presenti A. Orecchio, L. Malaspina, rappresentanti delle provincie, ecc.). Poi a Firenze al Convegno dei Teatri Stabili ( ottobre 1965). Intanto i responsabili culturali delle varie federazioni di partito cominciano a diffondere il verbo della politica teatrale. Per esempio, Enrica Bascvi, responsabile della commissione culturale presso la Federazione comunista di Genova, precisa sull'Unità del 7 novembre 1965: « Noi non vogliamo un teatro pubblico che sia' di parte' ( al limite: marxista), ma un teatro nel qual,: avvenga il confronto ideale, un teatro vivo che rispecchi - se cosi si può dire - il momento dialettico della società; un teatro, questo si, di rottura, che non descriva ma che smonti i meccanismi della società ». E come potrebbe smontare i meccanismi, ecc. senza essere un teatro

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