ris, Le Chooois, Blio, Dosté, O'Brady, eccetera), manca Prévert. Per quali motivi? Si può solo supporre che lo rottura col Partito sie cominciata proprio io questi mesi di crisi del Gruppo, e che Prévert non abbia voluto partecipare o non sie stato invitato o forlo. Vo notato che buona porle dei collaboratori ol film non era iscritta ol Partito. Dopo di allora il fiJm è stato presentalo rorissimomeole; Re, noir se ne vergogno e preferirebbe che lo si dimenticasse, la Ciné, mothèque non nt, ho nessuno copio. li fiJm esiste dunque solo neJla copia conservatane presso il partito. 5 Pochi anni fa, ad una serie di proiezioni organiz- • zalc in suo onore•• Renoir venne intervistato anche su questo film. La laconicità delle risposte è significativa: « Esistono ancora copie de La vie est à nous? R. Credo di si, ma personalmente non ne sono in possesso. Com'è stato realizzato? R. Io ho fatto da producer, nel senso americano del termine. Avevo la direzione del film, ma eravamo una équipe, Le Chanois, Zwobada, Cartier-Bresson e io. Ognuno realizzò la sua sequenza, io supervisionai il tutto. Sul piano politico quali erano le sue posizioni? R. Non ero comunista e la maggioranza dell'équipe non lo era. Ma era in qualche modo trascinato dalla corrente di entusiasmo del '36? R. Evidente ». La laconicità di Renoir e il fatto che il film sia nelle mani del partito, piuttosto che alla Cinémathèque, hanno fatto si che le proiezioni ne siano estremamente rare, e che pochi, fuori dai critici militanti, lo conoscano. Un film maledetto, dunque, che il suo autore, se non l'ha del tutto rinnegato, si guarda però bene di non mettere in luce, preoccupato di un passato compromettente. Il film venne realizzato molto rapidamente, per poter essere utilizzato nella propaganda elettorale, e fedele all'impegno di « apertura· » stimolato dalla politica unitaria e dalla necessità di attrarre " compagni di strada », se ne affidò la superv1s1one a Rcnoir perché era tra i registi francesi il piu vicino agli ideali del Fronte ( lo aveva dimostrato con Lange) e perché tra tutti i giovani registi era indubbiamente quello piu promettente. Ma la sceneggiatura venne stesa rapidamente con una supervisione probabilmente stretta di Vaillant-Coulurier: era un film politico, e finanziato dal Partito, dunque anche se la libertà sarebbe stata grande occorreva che politicamente le idee fossero quelle del PCF ••. Il film si apre su una serie di belle visioni delle ricchezze della Francia: la natura offre il meglio. Queste immagini vengono da una lezione in classe, tenuta da un maestro-speaker. All'uscila i ragazzi, poveri tutti, in una miserabile strada scura, commentano: « ma allora perché noi siamo cosi poveri? ». Il dialogo riferisce le pene famigliari d'ognuno: miserie, fame, disoccupazione, squaJlore quotidiano. Con una panoramica, la macchina passa dalla palizzata di fronte alla quale il dialogo dei ragazzi si è concluso ad un rialzo su cui stanno una dozzina di giovani vestiti uniformemente, in una specie di tuta. E' il coro operaio, secondo le norme del Gruppo Ottobre e dei « cori parlati » della FTOF. Ecco quel che dice: Signore e signori perdonate la nostra indiscrezione ma noi siamo persone curiose e voglianw una spiegazione. La Francia è un paese assai ricco dove si trova tui-to a volontà nia al povero tocca pan secco al posto di quello raffinato. La Francia è un fertile paese dove si fanno rnagnif ici raccolti però al disoccupato sc>nzacasa toccano solo gli avanzi degli altri. La Francia è un prospero paese, ci si può vivere come dei re ma il padre vede i propri figli nella soffitta crepare di freddo. Gentili signore e signori, - 39
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