giovane critica - n. 10 - inverno 1966

gire al dato naturalistico. E non solo perché il romanzo inizialmente progettato, in cui avrebbe dovuto confluire il materiale diaristico, e dove il possibile avrebbe dovuto saldarsi al reale, non venendo realizzato, relega in un limbo puramente intenzionale la trasmutazione in autenticità dell'inautentico: veniamo pedantescamente avvertiti, nel corso delle annotazioni, quando si sforza la linea del quotidiano, appunto per movimentare l'inerzia, la povertà univoca del vissuto, in una sorta di liberazione dalle sue leggi, e nel senso dell'arricchimento strutturale del futuro romanzo: ma sono proprio queste « pure possibilità », che rompono la sohiavitu imposta dalla successione degli eventi, ( il reale diventa arrendevole nella finzione romanzesca, che aspira a costituirsi come realtà autonoma, svincolata dalla realtà della vita), ad essere invischiate nell'elemento naturalistico. Esse - analogamente a quanto dice Adorno, nella sua requisitoria contro Husserl, delle « pure possibilità " o « finzioni " della fenomenologia - non sono « libere "· Francesco sottolinea costantemente questa servini dell'uomo all'oggetto, in altre parole le determinazioni naturali e sociali, storiche e psicologiche, che, sospeso il giudizio sulla realtà e rinunciato all'intervento attivo, inseguono l'intellettuale transfuga in quest'ultimo rifugio quasi oltremondano - trascendentale - dove progetta il suo estremo atto di libertà. 8 GYOncl' LuKAcs. Narrare o descriuerc?. sta in // marxismo e la critica letteraria. Torino, Einaudi, 1964, pp. 289 e 285. 7 Si confronti. a riscontro di questo brano dell'Attenzione, quel. lo che Lukàcs dice sul " modo più naturale del mondo » col quale gli uomini entrano in rapporto tra loro nel moderno realismo noncritico. 1 Per usure. non del tutto ruor di contesto, un'espressione di Roversi (vedi Gli e,lipi i;rammaticali, in Rendiconti o. 8, 1963). 3 Ancor piu di Dino ( Noia), Francesco è un erede • di tutta la problematica moraviana. La realtà che quello perdeva ( chino, come è noto, sul celebre bicchiere che avvizziva), viene recuperata ma, per cosi dire, prudentemente « messa tra parentesi ». Questa operazione permette a Moravia di assorbire, in un unico alveolo, anche quella linea di ricerca - La Romana, La Ciociara, e, io parte, I racconti romani - che a taluni critici • è apparsa invece divergere rispetto alla linea di ricerca principale - da Inverno di malato all'Autorna -. La sua concezione del mondo tuttavia, contrariamente a quanto pensano detti critici, non ha mai avuto fratture, ( è impossibile, per esempio, parlare di un momento « populista » 10 nell'opera di Moravia), e si è prospettata subito, fin dagli inizi, come un ripudio del mondo borghese, e insieme coscienza dell'impossibilità di superarlo, per un'irrimediabile e totale compromissione 11 • La frattura tra il personaggio moraviano e l'ambiente sociale è incolmabile. Ma vi è un rapporto talmente stretto e insolubile, intercorrente tra i due termini, che fa del personaggio ( dell'intellettuale) nient'altro che questo ambiente rivelato a se stesso, e volta a volta stimolato, o paralizzato, dalla conoscenza. Se per Michele, negli Iridi/ ferenti, i motivi della propria alienazione sono ancora torbidi, per Dino, nella Noia., sono diventati trasparenti, senza piu alcun segreto. Nell'arco di un trentennio tutte le soluzioni sono state tentate dall'intellettuale moraviano ( specchio fedele, senza anticipi o ritardi, dell'intellettuale borghese in crisi, come si è venuto progressivamente delineando) per liberarsi del processo di reificazione ( dell'attività umana estraniata, espropriata di senso umano): fino ad accettarne l'ineluttabilità. Ecco una lucida sintesi, tracciata dal Saccà, della « linea di sviluppo del personaggio intellettuale », nelropera di Moravia, fino alla Noia: « Lo si è seguito dall'inizio dello sradicamento e della presa di coscienza della realtà nuova ( Gli Indi/ ferenti) alla nullificazione di se stesso e della propria classe, della realtà inaccettabile, all'accettazione critica tramite il sesso ( La di.subbidienw). In séguito si è visto il tentativo di superare la propria posizione di intellettuale critico per la ideologia marxista e con la partecipazione alla storia ( La Rornana) e lo scacco di tali tentativi. Quindi si è vista la netta definitiva accettazione del proprio peso e del proprio carico di intellettuale critico, fino al termine ultimo, ossia all'astrattismo alla perdita assolu- - 21

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