giovane critica - n. 10 - inverno 1966

silu:iziooe del loro paese e ioclcbolirc l'imperialismo. Queste in sintesi, assai schcmalicumcntc, le rodici del conflitto in corso. Ma tutte le tendenze della situazione mondiale in questa fase s.i sono espresse nella forma pili conccnlratu e pili csplos.ivn neUn guerra Jet Vietnam. Il Vietnam hu certumcntc con.fermato - un'altra volto - che quando si sviluppa un movimento rivoluzionario che abbia profondi legami con le mosse neppure lo forza repressiva pili m.icidiole può rimettere le cose in ordine schinccinndo Jo rivoluzione. l\1o proprio perché la lotto del Fnl aveva ormai assunto dimensioni cosi vaste e si delinenvo il pericolo imminente di un crollo definitivo del regimo neocolonialista di Saigon con le ripercussioni facilmente immnginnbili in tutta l'Asia, l'imperialismo americano ha fotto ricorso al.l1 intervcnto diretto e a.Ila criminale tattica dclfcscalation. A queslo proposilo bisogna essere chiari. E1 vero che neppure I1inlervento yankee ha spezzato la lotta delle masse vietnamite, alimeolata da una linfa inesauribile, ma ciò non ~ignifico che l'azione americana sia stata senw risultati. Innanzi tutto, è ormai difficile per il Fol riportare la vittoria a scadenza breve. In secondo luogo, la repubblica po. polare del Vietnam sta pagando un duro prezzo cli vittime e di distru• z.ioni. Infine. le forze reazionarie in Asia sono state ricaricate dal.l'atteggiamento americano: in caso di una disfatta del regime d.i Saigon, per esempio, difficilmente i generali indonesiani avrebbero scatenato la loro oCCensiva. L'altro aspetto, ancora pili drammatico, degli avvenimenti del Vietnam consiste evidentemente nel grave pericolo di un conflitto mondiale nucleare insilo nella logica stessa della politica di Jobnsoo. Proprio in questi giorni ciò è confermato dal cinico dibattito in cor• so negli Stati Uniti sulla opportunità o meno di estendere la guerra alla Cina e nessuno può escludere - al contrario - che la tendenza ~1ac Arthur, sconfitta al momento della guerra coreana, riesca a prendersi la sua rivincita. E se gli Usa attaccassero la Cina, usando, come è probabile, anche le armi nucleari, sarebbe difficile per i dirigenti sovietici restare fuori dalla mischia, non fosse che per elemen• tari considerazioni di autodifesa. Si pone qui il problema dell'aiuto che i Vietnamiti banno rie» vuto. C'è un fatto di cui è impossibile minimizzare la gravità: l'imperialismo sta bombardando da mesi uno Stato operaio senza che ci sia a suo favore un intervento sostanziale. L'atteggiamento della d.i.rezione sovietica non può non essere severamente giudicato e proprio risalendo alle origini degli avvenimenti. Ncll'agoslo 1964 Jobnsoo ba fallo nn primo assaggio puntando sul non intervento sovietico e ba polulo verificare che la sua ipotesi era giusta. Per questo ba sferrato pochi mesi dopo il secondo uttaeeo. Se l'Urss avesse fornito al Vietnam del Nord una esplicita garanzia - anche del tipo di quella a suo lempo enunci.ala per Cuba -, se avesse fallo sape.re agli Usa qual era il limite oltre il quale avrebbero rischiato il conflitto generale, In Casa Bianca e il Pentagono, che non sono di.pooti, almo,. no in questo fase, a correre uo tale riscl-Uo, O\'rebbero riflrttuto bene primo di scatena.re lo loro oggrc.ssiune nel Vielnam e il processo avreb. be potuto essere bloccato all·originc. Ora, invece, proprio le esitazioni e la pavidità della burocrazia sovietica hanno reso la situazione assaj pili pericolosa, in quonlo per gli Usa il ripiegamento è molto piU dif(icilc e, come si è ncccnunto. la logica slcssa dell'escala1ion può sfociare in uno guerra alla Cinn e succbsivamcntc in un conflitto geoerali.zz.ato. Gli avvenimenli dj S. Domingo sono stati, in un altro settore, una conferma delle tendenze dell'imperialismo all'irnpegno militare diretto. Qui va colto u.n elemcnlo nuovo. i\lalgrodo certi innegabili successi, sarebbe errato trarre la conclusione che l'imperialismo è riuscito a mutare i rapporti di forzo a suo favore in un senso generale: ma non si possono ignoraie le gravi e complesse implicazioni del fat. lo che esso ora è deciso a utilizz.arc tutto il potenziale militare che prima non aveva ancora gettato sulla bilancia. Tullo ciò non può che rendere piU di((icile la lotta, per es., <li certi movimcnli rivoluzionari nell'America l..atioa e, ancora una voha. moltiplicare il pericolo di un conflitto generale nucleare. àfa quali conclusioni ricavare? forse che bisognn frenare i movimenti rivoluzionari per evitare interventi e per non correre il rischio del.la guerra nucleare? Sarebbe questa la piU nefasta delle impostazioni. La conclusione da ricavare è, invece, quella che hanno ricavato gli stessi dirigenti cubani, che pure sono i piU direttamente e immedintamcote esposti ai c-olpi dell'imperialismo. Gli Stati Uniti possono intervenire, n1a non sarebbero in grodo di farlo o di farlo efficacemente qualora in una determinata fase si trovassero a fronteggiare mo,rimenti rivoluzionari in tutta una serie di paesi nei \•ari scllori del mondo. In questo caso la loro potenza militare non basterebbe. senza contare che in una tale eventualità la stessa solidità interna ciel regime sarebbe gravemente minacciata (già negli ultimi mesi si sono registrati i noti segni incoraggianti, che qualche anno fa solo pochi n,·cvano previsto. tra l'incredulità o gli scherni dei più). Uno simile prospelliva non è affallo ulopistica, al contrario è iscritto nelle tendenze oggettive di una situazione che. su scala mondiale, resta esplosivo. Si dirà che è una prospettiva difficile e drom. motica e certamente lo è. Mo viviamo in un 'epoca di sconvolgimenti giganteschi, io cui le so1u.z.iooi cJj facilità non sono che risibile uto• pismo. Nella fase di transiz:ione tra i.I capitalismo e il socialismo in cui siamo entrati, assisteremo ancoro o lotte e a conflitti di portata immensa, probabilmente maggiore di quella pur tuttavia imponente degli eventi degli ultimi cinquant'anni. Avere coscienza di tutto questo è uno condizione per giungere allo elaborazione di una strategia veromente rivoluz:ionario. allo quale ci sfoniomo di dare il nostro con• tributo. Livio Maitan - 17

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