giovane critica - n. 10 - inverno 1966

" Cfr. Contribuii olio •Iorio dell'esle• 1ico. Milano 1957. p. 132. " Basti qui accennare all'aa,ai dibal• tuia concezione hegeliana del rapporto arie-religione. Già certi hegelisti - an• che ortodossi - del secolo scorso vedevano in tale concezione ( arte come trapasso dalla religione naturale alla religione rivelata) un'aporia del sistema he• geliano dei gradi dello spirito. Si veda, a questo riguardo, quanto scrive Nicolao Merker nella prelazione all'edizione ila• liana dell'Esrerica di Hegel ( cit., p. :XXUI): « Il fallo che nella Fenomenolo&ia l'arte sia una determinazione entro lo religione, mentre nello Hegel maturo essa è un momento autonomo dello ' Spirito assoluto ' è parso a piU di un interprete una contraddizione degna di ri• lievo. Eppure la contraddizione fra la priorità della religione nella Fenomenologia e la priorità dell'arte ( come momento dello ' Spirito assoluto ' antecc• dente quello della religione) nel sistema definitivo sembra piu apparente che sostanziale. La successione arte-religione non implica infalli che prima dell'arte non vi sia religione né che dopo la re• ligione non vi sia piU arte. Si tratta, in effetti, di momenti che vicendevolmente si presuppongono secondo l'assioma dei lati dell'Intiero speculativo che presuppongono se stessi e 1ns1eme anche l'Intiero; e allora il filosofo può, ogni volta che ciò è richiesto dalle concatenazioni soggellive del suo personale sviluppo sistematico, collocare a piacere ognuno di quei momenti una volta prima e una volta dopo, una volta co• me l'uno che produce l'altro e un'altra volta come l'uno che è prodollo dall'altro: e iuomma, data la conrimione di Hegel che nello speculativo ogni momento successivo è piuttosto ' l'assoluto priw, la verità di ciò che appare mediato ', l'occasionale açambio fra i mc,. menti non è affatto contraddittorio nel• la aoatanaa •· guente »". Non pare dubbio, del resto, che tale criterio, se trova un preciso riscontro nella metodica e unilaterale riduzione coocellualistica del fallo artisti· co, eh 'è il fine e la falsa riga dell'itinerario Cenomenologico hegeliano, trae la sua ragione « sostanziale », a priori, nel concello dell'« intuizione sensibile JJ come grado inferiore della dialellica spirituale: bastando, questo responso spe• culativo, a farci intravvedere quanto spesso lo schematico sdoppiamento della estetica hegeliana sia indice dell'incoerenza dei critici piuttosto che di Hegel stesso. A tale riguardo, anche Banfi e Bosanquet, che giungono per vie diverse a ritenere hegelianamente inammissibile la soppressione di una delle forme essenziali alla dialellica spirituale, ci confermano, dalla loro parte, che quanti studiano d'individuare e dimostrare le interne antinomie dell'estetica hegeliana non fanno debito conto, in genere, della onnipotenza risolutiva e taumaturgica ch'è propria della hegeliana mistificazione - speculativa - del principio dia· lettico ( per cui l'opposizione generica, sottraendo e dissolvendo la misura reale delle determinazioni, si converte in metafisica indifferenza o identità: eh 'è poi soltanto lo schermo logico della ambiguità essenziale ad un razionalismo foo· dato misticamente). Finché la critica si eserciti all'interno dell'estetica hege• liana, di q=ta accettando la condizione generico-speculativa, oon si può dare, crediamo, antinomia hegeliana che non trovi, nel contesto, un suo autarchico e astrailo risarcimento 15 • L'innocuità di una inquisizione scolastica o puramente formale intorno alle contraddizioni interne dell'estetica hegeliana si rivela per intero e una volta per tulle in con&onto della coerenza metafisico-sistematica del superamento o « inveramento » dialellico che Hegel produce delle tesi tra• dizionali dell'arte come concello inferiore e come piacere senza concetto: una sintesi, quella hegeliana, che mentre rende giustizia - con l'ipostasi concettualistica - all'istanza di Leibniz, può assumere il « contributo » kantiano per convenzione dialellico-speculativa, assegnando all'arte un posto, ch'è insieme e paradossalmente definitivo e ad interim, nell'alto luogo delle forme dello spi· rito ( la generica dissoluzione della particolarità artistica coincidendo, finalmente, con il totale « recupero » dei valori dell'arte nell'idea o sintesi - ultima e prima - del bello). Dal con&onto con la demiurgica consequenzialità di tali astrazioni, le antinomie rilevate nel discorso estetico hegeliano dalla critica speculativa tendono in genere a risultare, nel loro senso piu vero, nient'altro che proiezioni &ammentarie e metaforiche della contraddizione fondamentale: quella che si produce nel rapporto tra la realtà positiva ( la specifica storicità) della opera d'arte e l'intenzionalità idealistica, soprastorica, del discorso estetico hege• liatw. Pare cosa fin troppo ovvia avvertire che, seguendo tale direzione critica, non si incorre affallo nella pretesa di svalutare o di contestare a Hegel il me1·ito d'aver genialmente convalidato le richieste di conciliazione tra arte e storia -11

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