LA RIVOLTA DEGLI ATTORI Il peggiore dei niestieri Sui probkmi ck&Ji allori dì 1u1ro iul;..ni. ffl«Si in lua: d1ll'inchks11 pubblic.11 ndk p11.irw: prettden1i. abbiamo or,:anilulo un dib111i10 ""'' partteipano Carmelo lkne, 1',j. cola Chiarom.,.,,(, Eduardo lx Filippo e Viuorio G■"man. L'ESPRESSO. L'inchiesta venzionato e se si prendono che abbiamo condQIIO tra gli soldi si deve pur rìspeuarc attori e gli uommi d1 teatro cer1c regole. In halia. invece, italiani ha messo in luce ri• se domani i mc salta in sultati allarmami Come acca- mcnic di fare Amleto, chi mi de per il vino o per il burro, anche per tr.li anori ci troviamo di fron1c a un processo di indu~1riali2zalione, e in qualche caso di adulterazione vera e propria. No1 vorremmo ora la \IOSlra Oi\Ìnione su questa resi generale che abbiamo suddiviso in tre punti. Per comodità di discussione dirci di enunciare un punto alla voha. Primo punto: l'anorc i1aliano sia perdendo le ~ue qualità ar1igianali, che erano forse la sua migliore caratteristica, e non è ancora riuscito a sci> prire né un in1tentico profes• sionismo mod:-mo né adegua• ti mumcn1i di formaztOoc. E' vero? UNA PIANTA Dt:LICATA EDUARDO. 1:::intica qua• lità artigianale dell'attore ita• liane era non solo un obbli• go, ma un bisogno. Una volta gli auori se non facevano dd teatro. l'uno m concorn:nza e.on l'altro, non pott"vano rmdare avanti. Oggi invece han• no enormi possibilità: radio, 1elevisione, cinema. dopp1ag• gio, sovvenzioni pubbliche ec• cetera. Si trovano cioè in una si1uazione in cui hanno mol• ti diritti e nessun dovere. Mi spiego. Anni fa sono s1a10 in Russia e ho parlato con rat• torc Cerka~sov _ 11 suo più grande desiderio era fare ··Amleto". f,,;on glielo facevano fare perché era troppo al• 10. E lui non lo faceva. Per• ché? Perché il teatro era sov• " dice niente? Anzi. mi danno pure una sovvenzione. Il rimedio a ques10. secondo me, è l'i~tHuzione di un albo professionale, con una f>uadcontolu(tia che indichi diritti e do~·cri GASSMAt\ Non credo che un albo ri!>Olvcrebbcgran• cht. Non credo nemmeno che aiuterebbe molto far sorgere nuove M:uolc. Sarebbe utile, certo. ma non sunicien1e. E non credo nemmeno nella reviviscenza improvvisa e mi• racol°" di vecchie qualità is1in1ivc e ar1ig11nali. Il tea, tro i: una pianta delicata che ha bisogno di sostegno dietro d1 sé, intorno l'! 'lé. F' un po' come l'architenura: una sin• tesi di rnohe nece~ilà, di mol• te sensibilità Insomma. fa talmente, il teatro è anche un problema 5QCialc BENE. Il teatro è una cosa da tenere molto cara, come un tesoro. quando c'è. In tempi come q,11.-su,tn\iece. n• mane un puro fauo pri\iato. Allora, .:.econdo me. ques10 è il segre10: non cercare di allargarli, que~o fatti privati. Teniamoceli cari e basta. L'ESPRESSO. Allora, secondo Bene, il problema della formazione degli allori, quello dell'accademia e delle altre scuole dì recitazione. come si risolverebbc 7 8ENE. Gassman non deve nulla all'accademia, Eduardo meno che mai. Lasciamola stare. l'accademia EDUARDO. lo ho ~aluta10 con gioia la nascita dell'accadcmia. La delusione è venula dopo. Non mi stancherò mai di dire che il teatro ita hano ha quanro filoni: veneto, ~iciliano, tCbeano e napoletano. Oa questi filoni poteva nascere il vero 1ca1ro ita• liano, nascere t"d evo1\it"tsi fi. no a divcntart" un i.•atro in lmiua. Silvio D'Amico era d'accordo t..on me. lmece poi il 1ca1ro d1alenalc è stato comple1amcntc ignor<1tO. CHIAROMONTE. Non so. no d'accordo con Cannelo Bene quando dice che il teatro è un fatto privato. Il tea• 1ro non e mai un fano privato: al contrario è un is1itu10 sociale fatto di collaborazi1>- nc, anzi direi di comunanza. al limite di comunanza di vita, tra alcune persone. Al massimo il teatro può essere costretto a diventare, come accade oggi. un episodio di élilc, ~miclande~IITIO, come M>no scmiclandestme molle forme di cuhura che si sono w11rallc lilla \iOlgari1.1.a1.ione. cioè alla volgantà. La \iera cultura è quella che si svoljl'.c. come la vcrn vita morale del rc~to. nel )ilcnzio e qualche \Oha nel ~greto. Ora. che p<>M,11 cM~tcrc un teatro )C(tre to è un po' diAicile. Però io credo che pos)a e~i)tcre, o com1nciarc a ~sisterc (~d f' quello che mi intel'\'))8 m certi tcnlllt1vi. compn·<.0 quello di Bene). un team~ mode~io. fJ110 da indi, idm ad e~~ dc· \'011. IL fMl:DOMINIO Ut:L M[GISTA L'ESPRESSO. Torniamo un momento alla domanda per cercare di concludere )U quesio primo punto. Vorrei chiedervi. in base alle idee che avete esposto. che co~a pen)..lllCdel modo di recitare dettli attori 11al1ani CIIIAROMO'.\'TI·: A quc• sto propo:,110io sono d'accordo con l.duardo: s·c perdu1a una tradizione e non se n'i: guadagnala un'altra perché llOn c'è staio nessuno che ha pro\'\Cdu10 a nconncnerc 1 fìli. L'idea di t-.duardo di 111 tnxlum: ncll'::i.;c.idcm1a il tcalro d1ak11ale ~rebbe ~lata ot• lim.i. Lno dei problemi piu ~ri del teatro 11aliano è il fa m~ c irav1)s1mo d1)tau:o Ira il lingua!l(tiOche )Ì crede colto e il linttua!lgio popolare GASS.\IA/\ Oue~1a ~pa..:• utur.i non nguudJ wlo la rec11a1.ion..: An11, m quc~to i.enso, un d1M:orso sull'attore m )C e per )C non ~1puO ncan, che fare, ll1~na e~tendcrc il procc)so ai reg,s1i i quali, ~i ~a. h,mno \ into ddle battaglie e 1ut10 somma10 hanno pcrw la guerra lni1.ialmcnte hanno avvil1t0 l'attore confinandolo m una ~pcue di Medio E\·o mcn1alc c cuhuralc: "Vieni qui •· dice\'ano. " che 11dico come de\·i muovere il pas:;o, Gli ,mori, da pane loro, han no accettato con troppa faò lita 1'1mpo~izionc e M:mo d, ventati una ma~~" d1 mipu.' gati. CoM il rc1ista ha fini10
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