glielo proibisca fonnalmen1t Vediamo allora cos'è in grado di oflrire il nowo ne• Ho1ico auore in cambio della ::osioi.a volubilità di cui si cir· .;onda • I guasti procurali dal doppiaggio •. dice un critico 1ea1ralc, • sulla capacita di n.!dtaziom,! dell'auore so-- no 11,lmente gravi che fo~ niente potrà più i.alvare quc• sti i.ignori ormai dis~ti a buttare via 1\ proprio volto su un qualsiasi lucido da scarpe e la propria voce die• 1ro un qualunque eroe da fu. meno•· L'anno scorso i "cont~ta1ori" dell'accademia, invcci: di esigere insegnanti migHori come era loro diri110. si M>llOaccani1i a richiedett l'istituztOne di un corso di doppiaggio che. giustamcnle, e ~talo loro negato. Il dop• piaggio cinematografico in d fctti i.cmbra es.i.ere l'iperbole ddla fret1a e dell'ovv1e1A oltre che l'ei.atto oppoi.to dell'autentica rt:ci1a~ione. In una l,8letta bma, i.u d1al~h1 tirati giù in bai.c al numero delle i.illabc p.:r non p.:rdere il l,incrono con i movimenti labiali del film s1raniero. buona parte degli anori italiani ha imparalo a din.! • dacci dentro. figliolo! • e • sotm ra11az• zi. tocca a noi'• nel modo pili banale possibile. Fano qucl,tO. ha anche imparato li mugugnare Strìndberg dentro i microfoni della radio dopo tre giorni di esercizio. a recitare Shakespeare dopo quin• dici giorni di prove, per lo più "1ccnichc", davanti alle telecamere. a sorridere in un certo modo mentre degusta un brandv. mal,tiùl un formaggmo. ·si lava una carni• ci&. si Mrofina i den1i, l,i nct111 le unghie, finge di guidare un'auto. 11ola1ra mille palloni muhicolori inneu:iando a un prodo110 qualunque. PUO' SYILUl'PARSI SOLO IN PALCOSC[NICO Rodolfo J. Wikock ha M;ritto a 1alc proposito: • Attori del genere non <-000 più proprietari non dicCI di una pt™>nalilil. ma nc1>nchc di una faccia dcrcntc • E 1,;hc non sia il bi•~M ma solo l'ab11udm1: a l,pin1cre l'auore vcr:.o quei.te impudi~hc csib1- ~ioni lo dimo«tra il caso di Romolo Valli. uno dei migliori attori trl\dizionidi che abbiamo in l1alia, che giunm al culmine anche fin&nziarto della sua carriera si lascia ancora fo1ografare mentre sorride felice a un11 honiglia di li• quo!'!!. Riferendosi al lavoro dell'attore, Pe1er Brook ha scritto nel i.uo uhimo libro: • l)o. po aver padroneggiato le difficoltà iniziali. un auore può venirsi a lrc)van: nell'invidia• bile situazione di avere un mei.tiere che 11mae che può fare bene, oltre a essere pa• gato e amn1ira10 per sovrappiù. La fase successiva dovrebbe cons1s1ere nell'andare un pochino pili in là della gamma manifes1a delle sue capaci1a espk>rando 11 terreno per vedere a che punto le cose cominciano a farsi veramente difficili. Ma nttJ,un, lll· torc ha tempo da ded"K:arc a qucs10 1ipo di problemi•· Se gli auori inglesi sembrano non avere tempo. quelli italiani semplicemente non ne hanno voglia, Al 1erminc dì una fati~ giornata. dopo un p,110di turni di doppiaggio e un "canhtllo". quando l'auore scende finalmente in una 1,;amina per provare il brivido del lesto intellenual• mente: engagc. non può certo fare miracoli D'altra pane il miglior pro. ressl0n1sn'IO teatrale d'avanguardia che oggi esisla al mondo (dalla compagnia di Hrook. a Gmtowski, a C'hai, I.in. al Living Theatre. ,ohre ad alcune soli<k ditte tradizionali di Mosca, Berlino, New Yor~) dimostra che il lavoro dell'attore può svilupparsi ormai solo in palcoscenico, tentando le possibilità hsiche. intelleuuali e di intui10 fino al massimo possibile di resistenza. Uno degli esercizi che proprio Brook faceva fare agli attori nel suo "Tealro della crudeltà" era quello di aprire una pona die• tro la quak era s1a10 na- ~10 quako6a di inatteso: • L'attore doveva reagire all'inaspcllato, talvolta con ge• sii, talvolta con suoni, 1alvol• ra col colore. Dapprima tul• IOciò che si dimostrava era il bagaglio di cliché, in posse,- so dell'auore. La bocca aper• ta per la sorpresa. il pal,so indietro per l'orrore: da dove ~ahavano fuori queste cosiddcnc spontaneità? Era chiaro che la vera e istintiva reazione interna veniva mes.sa da pane e che. come in un lampo d1 memoria, vi si sos1i1uiva l'imilazione d'una forma già vista•· Queste ·•imitaz.ioni di forme già viste" sono la sola co, sa che i nostri attori ci sappiano offrire nella maggior parie delle loro interpre1azìoni. A questo punto 1'10nesislc v.ilen1ia di regista che sia in grado di rimediare alla situazione. Chi ricorda il tipo di "sillaba10 epico" in cui Rena10 De Carmine si esibiva nel "Galileo" o il modo in cui Sergio Fari1oni è riuscito a deformare nel "Candelaio" la reci1azione che si voleva da lui, può anche capire perché, appena fuori dei vecchi canoni di un'in1erpretazione convenzionale. il nos1ro anorc faccia cosi deprecabili figure. Per di più l'1111orcha scoper• 10 di recente gli studenti, gli operai, anzi la classe operaia, ha sbirciato le copertine di Man; e di Che Guevara. si è convinto di poter fare anche lui la sua pane di rivolo• iione senza tener conio del fallo che gli studenti hanno di fronte un'università poco meno che ripugnante. gli operai hanno di mira un abbas• samen10 dei livelli di cottimo mentre la sua situazione è del IUIIO diversa. RtNDONO L'ART[ IMPOSSIBIU Nelle mille difftcoltl del• l'halia, con le scuole, gli ospedali, le ferrovie. i mini• sieri, il 1raffico che sono quello che sono. gli allori resta• no in pr111ica l.:i sola ca1egoria professionale i cui <kbiti vengano. anno dopo anno, interamente saldati dalla comu• . ni1à. P~r una poco comprensibile ragione di prestigio il tea1ro italiano continua ad es· sere inondato da milioni e da miliardi sui quali i nostri a11ori vivono e prosperano. In ahre parole questi artisti di S1a10 sono i soli profC$$ìonisti che, volendo solo mitigare un po' le loro pretese, po1rebbero fani scritturare da un teatro pubblico, lìberani dal bisogno economico e <kdicare così tune le energie di cui dispongono a perlez.ionare le loro doti. Fino a che questo non avverrà, e per il momen• 10 non c·è nessuna possibilità che avvenga, meueni di colpo a ci1are Marcuse e le opprt:ssive strutture capitalisti• che potrà servire, come masl,imo. a far contenei i meno dotali. Viene quasi a proposito quello che Eleonora Dusc diceva sul finire del secolo scorso: • Per salvare il teatro, bisogna dis1ruggere il 1ea1ro. Gli attori e le aurici devono tutti morire di peste. Rendo. no l'arte impossibile ... Il
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