Controcorrente - anno XXI - n. 44 - inverno 1965

Corriere Italiano L'ORADELLAGRANDEIPOCRISIA F1renze, Ottobre 1934 La radio Vaticana, commentando la morte di Palmiro Togliatti ha detto: "Indagare nella profandità della sua coscienza ~ privilegio esclusivo di Dio ... Solo Dio scruta i segreti e i cuori degli uomini." Se anche noi dovessimo accettare quanto sopra e quindi arrestarci, astenerci dal formulare ogni giudizio dinanzi alla morte, per associarci in questa grande ora della ipocrisia umana al cordoglio sentito o simulato e "cristianamente implorare la divina misericordia", finiremo col vergognosamente negare noi stessi, tutto quello che abbiamo pensato e pensiamo, le lotte che abbiamo sostenute per il progresso e la libertà dei popoli e dell'individuo. Qual sia stata la statura intellettuale e la furberia politica di Palmiro Togliatti, quali tutte le altre grandi e nobili qualità dell'uomo che apologisti e adulatori di destra e di sinistra si sono affannati a scoprire dopo la sua morte, non cancellano--, pur fossero vere-, certe azioni determinanti quella che è stata la sua morale, quella morale che a sua volta ha diretto l'uomo nella condotta della sua vita. Per questo noi non lasciamo a Dio il privilegio esclusivo di indagare nella coscienza di Palmiro Togliatti. Se dalla coscie11za, da questa immaginaria dote che si attribuisce all'essere umano scaturiscano le azioni dell'uomo, o di queste azioni essa è guida, non è qui più il caso di guardare troppo profondamente negli abissi della mente e del cuore. Senza sofisticare e cercare vie tortuose per mascherare viltà, e senza inchinarsi alla maestà della morte, - altra inaccettabile convenzionalità, - arroghiamo a noi, lnequivocatamente, le responsabilità che puslllanimamente si addossa a Dio, e su le azioni che sono state l'emanazione della "coscienza" di Togliatti, esprimiamo H nostro giudizio con un'unica parola che tutto di lui dice: ASSASSINO! Questo il solo verdetto che in quest'ora avrebbero emesso le sue vittime. Si vuol verniciare la figura del deceduto mettendo in risalto la sua intellettualità, elevandolo a "genio politico", come se questo tanto bastasse a obliterare un passato che lo lega inesorabilmente alla sconfitta disastrosa della rivoluzione spagnola, e lo associa, - complice cosciente e interessato, - ai crimini di Giuseppe Stalin. Le 25mila bandiere rosse che hanno adornato il corteo funebre di Roma, avranno potuto simboleggiare Il sangue del rivoluzionari trucidati In Spagna e In Russia; in Polonia e in Ungheria; ovunque altro in nome del comunismo bolscevico si è ucciso e soppresso la libertà. Le braccia tese in alto col pugno chiuso, avranno potuto simboleggiare la maledizione delle sue vittime, del suoi compagni stessi di partito e di nazionalità che fece Inghiottire dai lager staliniani senza levar parola in loro difesa. Agli Innumerevoli assassinati con una rivoltellata alla nuca; al caduti dinanzi alle squadre di esecuzioni; al milioni di uomini e donne morti assiderati e di malnutrizione negli infernali campi artici; al popolo di Spagna, ai rivoluzionari assassinati e a tutte le altre innocenti vittime, siano quelle delle squadre della polizia comunista capeggiata da Grimao mentre la lotta infieriva o più tardi, tradita la rivoluzione, dagli sgherri di Franco; è andato il nostro pensiero al momento In cui è stata annunziata la morte di Togliatti. E' stato in omaggio alle innumerate vittime note e anonime se noi non cl siamo inchinati dinanzi alla maestà della morte e del tiranno. Inchinandoci, avremmo sentito vergogna, e vergogna sia a chi per un momento solo ha reso omaggio, dimenticando i compagni trucidati. Anche il più lieve inchino ha significato oblio, perdono, assoluzione degli inperdonabili crimini. * * * * Tra i pochi scrittori non appartenenti alla destra fascista i quali non si sono macchiati di viltà, va annoverato Isaac Deutcher. In uno scritto breve e denso: di contenuto storico, - (Roma, L'Espresso 30 agosto 1964), - il Deutcher tratteggia la carriera opportunistica di Togliatti dal 1931 al giorni della sconfitta della rivoluzione di Spagna. Rievocando un po' della storia delle lotte intestine nel "Comintern", lo scrittore rileva come Togliatti in quel giorni, pur sapendo, - e l'assassinio di Matteotti ne era stato l'esempio il più lampante, - non essere giusto e onesto tacciare di fascismo tutte le forze comuniste, - proletarie e non proletarie in attuale opposizione al fascismo; lui, (Ercoli) che più di tutti gli altri componenti Il "Comintern" conosceva la situazione italiana, contro ogni senso logico, si dichiarasse per la disastrosa politica voluta da Stalin. Commenta Deutcher: "Non ci meraviglia sentir simili cose dalta bocca di un Thaelmann, il rozzo capo del partito comunista tedesco, o da Kuunisen, la marionetta finnica di Stalin, o da Manuilsky, il fantoccio -al quale Stalin aveva affidato la direzione degli affari del Comintern. Ma Ercoli, che aveva conosciuto come amico Intimo di Gramsci e che negli anni precedenti aveva tentato di farci comprendere la grave lezione che si doveva trarre dall'esperienza 6 CONTROCORRENTE - Winter 1965

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