Controcorrente - anno XIX - n. 32 - set.-ott. 1962

Altro motivo ricorrente nel llbro, la critica dell'insipienza dei socialisti In Ispecie massimalisti, che commisero madornali errori psicologici (minacciare una rivoluzione che non avevano la forza di scatenare, sabotare i lavori del Parlamento, perseguitare gli ufficiali, ordinare scioperi politici a ripetizione) tutte cose che contribuirono a irritare e stancare la popolazione ed a creare il clima della " controrivoluzione preventiva". Ma ancora più gravi furono le responsabilità degli uomini di governo nel '20-21 di un Giolitti Presidente del Consiglio e di un Bonomi suo Ministro della Guerra, i quali permisero che i fascisti ricevessero dai comandi 1nilitari armi, munizioni e camions per le loro spedizioni punitive. E' probabile che le accuse salveminiane all'èquipe giolittiana rinfocoleranno le polemiche, e che si troveranno dei giolittiani superstiti i quali cercheranno ancora una volta di attenuare le responsabilità dello statista piemontese. Ma, come negare che Giolitti pensò di utilizzare i fascisti per "fare le elezioni " nel 1921 e ridurre con il loro appoggio la forza parlamentare di socialisti e popolari? E' un fatto incontenstabile che il fascismo si ingrossò a valanga proprio durante l'ultimo ministero Giolitti. In certe occasioni, il non opporsi, il lasciar fare, equivale praticamente all'aiutare. Interesserà pure l'interpretazione della marcia su Roma come di un colpo di Stato favorito da un gruppo di generali, J quali, assieme ai nazionalisti, avrebbero preferito un ministero Salandra con Mussolini in sottordine, e non furono quindi interamente soddisfatti del suo esito. Se ci siamo soffermati più a lungo su "La dittatura fascista in Italia " ciò non significa che le dispense di Harvard abbiano minore importanza. Al contrario, In esse si ritrova la formazione più matura del pensiero storico di Salvemini sulle origini e lo sviluppo del fascismo fino ai Patti Lateranensi, dopo altri lunghi anni di riflessione e paziente raccolta di nuove informazioni. Ma, se troviamo qui una narrazione più organica ed un procedere più sereno e distaccato da storico più che da politico, nessuna delle tesi principale sostenute nel primo libro viene modificata. Tenendo presente che nel 1937 Salvemini pubblicò "Under the axe of Fascism ", e nel 1943 "What to do with Italy ", egll deve aver lavorato a queste dispense fra il 1937 ed il 1942. E più che di vere dispense universitarie si tratta di un'opera compiuta di cui Salvemini si servi per una serie di lezioni sul fascismo. Come ricorda Vivarelll nella prefazione, lo storico della Chiesa Giorgio La Piana cooperò con Salveminl, e ci risulta che i due amici discussero insieme la materia del libro capitolo per capitolo. Ma la stesura, la si ricava dallo stile riconoscibilissimo, deve essere stata Interamente di Salvemini, ed è probabile che la competenza e la larga Informazione di cui disponeva La Piana in materia di storia della Chiesa, siano state utilizzate soprattutto nei capitoll riguardanti il \"aticano ed il Partito Popolare. Ci si può chiedere perchè Salvemini non abbia pubblicato in vita questo libro. A coloro che lo esortavano a farlo rispondeva sempre che intendeva lavorarvi ancora, modificarlo e arricchirlo. Ciò dimostra la sua incontentabilità ed il suo "perfezionismo", giacché il lettore non avverte aHatto di trovarsi dinanzi ad un'opera che l'autore giudicava non ancora degna di pubblicazione. Le dispense di Harvard sono un ampliamento e rifacimento de "La dittatura fascista in Italia". Alcuni brani sono presi di peso da quest'ultimo libro e travasati nell'altro. Nelle dispense la documentazione sulle violenze e sui delitti dei fascisti e sull'affare Matteotti è limitata all'essenziale, mentre ci si dilunga assai rpiù agli avvenimenti politici del quadriennio 19191922. Gli ultimi due capitoli delle dispense portano la narrazione sino al 1929 e sono più brevi dei precedenti. E' evidente che allo storico interessò soprattutto studiare le origini del fascismo e il modo in cui riusci ad insediarsi al potere. Il 1929 fu scelto come termine ad quem della narrazione, perchè egli dovette considerare i Patti Lateranensi e l'appoggio crescente dato dalla Chiesa cattolica al regime fascista in cambio ùel Concordato come il coronamento dell'edificio totalitario costruito colle leggi eccezionali degli anni precedenti. Mentre ne "La dittatura fascista in Italia" Salvemini si era astenuto dall'andare a rintracciare i sintomi della malattia fascista nel periodo liberale, nelle dispense harvardiane la sua attenzione si sofferma sul colpo inferto al prestigio del Parlamento durante la crisi del maggio 1915. Un breve capitolo introduttivo, intitolato "Italia dal 1871 al 1919 ", più che altro è derivato a criticare giudizi errati e superficiali di scrittori anglosassoni sul cinquantennio liberale. Ed il gustoso capitolo "L'arretratezza dell'Italia" e il "Volkgeist ", è una garbata polemica condotta con fine ironi~ contro lo storico inglese Trevelyan ed altri autori stranieri che spiegavano li fascismo colla maturità politica degli italiani, quasi che fossero per natura popoli democratici e popoli negati alla democrazia. Che Salvemini tralasciasse " pour cause" di occuparsi delle deficienze dell'Italia liberale nel primo libro polemico si comprende facilmente. Se avesse dato rilievo a quelle deficienze avrebbe indebolito la sua tesi e fatto il gluoco dei fascisti. Ma può ~embrare strano che la stessa preoccupazione di non scavare troppo nel passato prefascista si ritrovi anche nella trattazione storica di Harvard a chi ricordi che negli anni In cui militava nel partito socialista e dirigeva "L'Unità", Salveminl era stato uno dei critici 'Più severi del regime oligarchico prefascista. La cosa si spiega cosi. Dinanzi al ritorno all'assolutismo sia pure in forme rammodernate rappresentato dal regime fascista, Salvemini non può che difendere l'It,aliett:a liberale vituperata dai fascisti e preferisce sottolineare I progressi avutisi CONTROCORRENTE - Ottobre 1962 7

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