Controcorrente - anno XIX - n. 32 - set.-ott. 1962

Lo storico che di qui a cinquant'anni scriverà la storia dell'Italia nel periodo fascista, potrà servirsi di tanti documenti che ci sono ancora ignoti, ma non potrà mai possedere la conoscenza diretta degli uomini e delle cose che ebbe un Salvemini, il quale aveva partecipato direttamente alla loro politica fra la fine del secolo scorso ed Il 1925, e seguito gli avvenimenti giorno per giorno con passione, procurandosi informazioni di prima mano da coloro che ne furono i protagonisti. Ne "La dittatura Cascista in Italia" Salvemini delinea vigorosamente in un centinaio di pagine un quadro storico del quadriennio 1919-1922 che negli anni successivi riuscirà ad arricchire e colorire nei particolari, ma non s,entirà più il bisogno di modificare sostanzialmente. E' una spiegazione composita di un fenomeno complesso che non si può fare risalire ad un'unica causa. Il fascismo può essere ben compreso solo facendone la storia. Una cosa è il patriottismo esaltato e l'antibolsc,evismo dei fascisti della prima ora nel 1919-1920, ed un'altra il fascismo del 1921, finanziato dagli agrari e dagli industriali per distruggere lQ istituzioni del movimento operaio; mentre nel 1922 è in primo piano l'attività di quei generali e ufficiali superiori i quali vedono con favore la soppressione del regime parlamentare, perchè ritengono che un governo autoritario farà una politica più favorevole agli interessi de la casta militare. Da marcia su Roma è giudicata da Salvemini come un colpo di Stato contro li Parla.mento ed il re, realizzato dalle camicie nere colla connivenza di molti generali e ufficiali superiori dell'esercito e della marina. Altri nodi centrali dell'interpretazione Salveminiana sono i seguenti. La crisi del dopoguerra. fu meno grave di quanto i fascisti vollero far credere, e il paese era già in via di ripresa prima che il fascismo andasse al potere. Nel biennio rosso (1919-1920) vi furono torbidi più o meno gravi, ma mai una vera situazione rivoluzionaria. In questo biennio, e fino alla occupazione delle fabbriche, Mussolini fu ancora più estremista. dei socialisti massimalisti. Ma, se non si può parlare di situazione rivoluzionaria. nel primo dopoguerra, la occupazione delle fabbriche e di molte migliaia di ettari di terra da parte dei contadini, dette al ceti capitalistici la sensazione che si fosse giunti sull'orlo dell'abisso, e la paura li spinse a finanziare il movimento controrivoluzionario delle squadre fasciste. Da marcia su Roma fu fatta e affrettata. non, come sl disse dai fascisti, per porre riparo alla paralisi del IJ)arlamento ma per impedire che questa paralisi 'avesse termine con la formazione, nell'autunno del 1922, di un governo antifascista basato su una ampia maggioranza di cui avrebbero fatto parte popolari, socia.listi unitari e altri gruppi democratici. Un buon terzo del volume è occupato dalle testimonianze sui crimini compiuti dai fascisti prima e dopo la marcia su Roma. Basterebbe questa sola raccolta di nudi fatti per condannare definitivamente il fascismo. Con questa documentazione del " terrore fascista" Salvemini recideva alle radici il mito del duce governante con fermezza e giustizia, dopo la marcia su Roma, e ~ostrava ai tempo stesso quanto fosse mgmsta. l'accusa mossa con leggerezza dagli stranieri agli italiani di essersi lasciati privare della libertà senza combattere. Nonostante il fascismo godesse dell'appoggio dell'esercito della polizia, della magistratura, di buon~ parte della sta.mP,a, ossi_~dei poteri del vecchio stato "!Iberale , c1 vollero ben due anni di guerra civile, in cui perirono alcune migliaia di antifascisti e qualche centinaio di fascisti, e quattro anni di governo dispotico per costringere l'opposizione antifascista nelle catacombe dell'azione clandestina. L'ultimo terw del volume è un magistrale resoconto dell'affare Matteotti, ricostruito attraverso i docul'Th?nti del tempo, fra cui i memoriali Finzi, Rossi e Filippel!i e la requisitoria del Pubblico Ministero Santoro nel processo intentato al gen. De Bono. Lo storico conduce per mano il lettore attraverso l'intricata massa del materiale documentario con rara perizia, e giunge alla conclusione che Mussolini risulta condannato dinanzi al!a storia come il mandante del delit Lo, anche se i giudici, oramai asserviti alla dittatura, si guardarono bene dal riconoscerlo. La pubblicazione de " La dittatura fascista in Italia" fu una battaglia. perduta per la propaganda fascista all'estero, e per uno è.ei suoi agenti più attivi, Luigi Villari. Applicando le buone regole del metodo storico, Salvemini dimostrò che Villari alterava i fatti, talora per leggerezza, ma il più delle volte scientemente, per accreditare all'estero la versione circa l'avvento e lo sviluppo del fascismo fabbricata in Italia. dell'affare Matteotti, Salvemini esprime un giudizio assai severo sul contegno dei deputati di opposizione durante I sei mesi successiv,i al delitto. Secondo lui, i leaders dell'opposizione avrebbero dovuto affrontare Mussolini alla Camera e non ritirarsi sull'Aventino. In possesso delle rivelazioni gravissime contenute nei memoriali Rossi, Finzi e Filippelli, essi avrebbero dovuto chiedere che venisse nominata una commissione parlamentare d'inchiesta per far luce sull'affare, anzichè restare passivi per diversi mesi, nutrendo fiducia nell'intervento di un re che aveva già trangugiato senza fiatare marcia su Roma, creazione della milizia e legge elettorale fascista. Vi erano gravi rischi personali da correre per alcuni di loro, ma difficilmente il regime avrebbe potuto sopravvivere ad un secondo delitto Matteotti. Chi conosca il temperamento di Salvemini sa bene che queste non sono le parole di uno stratega politico da tavolino. Se fosse stato deputato nel 1924, si può essere sicuri che egli avrebbe attaccato risolutamente Mussolini alla Camera cosl come fece nel 1920 con D'Annunzio, allora considerato un eroe nazionale. 6 CONTROCORRENTE - Ottobre 1962

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