Due libri di Salvemini COSA FU I L I due primi volumi delle " Opere di Salvemini " pubblicati presso l'Editore Feltrinelli vedono la luce in un momento quanto mai opportuno. Sono usciti gli Scritti sul Risorgimento, a cura di Fieri e Peschedda, che in un anno di H celebrazioni" più o meno ufficiali ed addomesticate del centenario dell'unità italiana, serviranno a rimettere molte cose a posto e saranno come una ventata di aria fresca immessa negli studi risorgimentali. Vengono poi portate a conoscenza dei lettori italiani due opere fondamentali sul fascismo che poche persone conoscevano finora nel testo inglere. Ed è di queste ultime che intendiamo parlare, promettendo che il curatore, Roberto Vivarelli, un giovane studioso specializzatosi nella storia del fascismo, va assai elogiato per la cura scrupolosa con cui ha preparato questa edizione. Non solo egli ci ha dato una fedele traduzione dei due libri, che conserva nei limiti del possibile le caratteristiche dello stile salveminiano dai periodi brevi e nervosi; ma è andato pazientemente a ricercare i testi originali delle numerose citazioni italiane inserite nel testo che Salvemini dovette tradurre in inglese, lavoro questo che gli sarà costato fatica forse anche maggiore della stessa traduzione. Questo primo volume di "Scritti sul fascismo" che vede ora la luce comprende due opere: "La dittatura fascista in Italia", originariamente pubblicato in America nel 1927, e in edizione riveduta e accresciuta in Inghilterra nel 1928; e le "Lezioni di Harvard " finora inedite, che Vivarelli intitola "L'Italia dal 1919 al 1929" perchè narrano la storia della politica interna del nostro paese in quel decennio. Strettissimo il legame fra le due opere, e tuttavia ben diversa l'occasione della loro composizione, la impostazione ed il tono di esse. La "Dittatura fascista in Italia" fu concepita come un lungo pamphlet polemico di uno storico che si avvale della sua consumata abilità nella ricerca e analisi dei documenti per stendere un severissimo atto di accusa contro il fascismo. Il libro è una delle tappe principali della ventennale battaglia di un uomo contro un regime. Con esso, Salvemini, costretto ad espatriare dopo l'arresto ed il processo subiti per la sua partecipazione al "Non Mollare", intese continuare in terra di esilio la sua battaglia antifascista e si propose di svelare all'opinione pubblica internazionale di che lacrime e di che sangue grondasse la dittatura fascista. Ecco alcune delle leggende sul fascismo messe in circolazione all'estero da agenti prezzolati della propaganda fascista e trangugiate acriticamente, o peggio interessantemente, dai circoli conservatori dei paesi democratici: il fascismo avrebbe salvato l'Italia dal pericolo bolscevico e FASCISMO dal marasma economico; esso avrebbe posto termine alla paralisi di cui soffriva il parlamento; una volta giunto al potere Mussolini avrebbe restaurato l'ordine e retto il paese con fermezza e senso di giustizia. Queste leggende dovevano servire a mettere il regime in buona luce presso gli ambienti conservatori inglesi, francesi ed americani e fare apparire Mussolini come uno statista degno di rispetto a cui si potevano concedere fiducia, cooperazione e magari prestiti. Salvemini portò nella sua trattazione la passione del democratico odiatore di ogni tirannia, e tuttavia questo animo antifascista non fece velo al suo senso critico e non attenuò mai la insaziabile curiosità dello storico di razza desideroso di accertare come andarono veramente le cose in Italia dal 1919 al 1925. La cura meticolosa che Salvemini mise nel documentarsi e nel raccogliere i fatti nasceva questa volta oltre che dalla sua abituale probità intellettuale, dalla convinzione che l'unico modo per acquistare credito presso i lettori anglosassoni fosse quello di fare nelle sue polemiche affermazioni ben provate che non potessero essere smentite dagli avversari. CONTROCORRENTE - Ottobre 1962 5
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