Controcorrente - anno XIX - n. 32 - set.-ott. 1962

favore di chi si preparava a fortificare formidabilmente le proprie posizioni militari, preparato a rompere ogni trattativa e a irridere gli ingenui quando la bilancia di potere militare fosse definitivamente stabilita a proprio favore. Che il pubblico americano sia pronto ad accettare il punto di vista dei militaristi, degli oltranzisti è molto chiaro. Un sintomo evidente della tendenza dell'opinione pubbhca può essere letta nel risultato delle elezioni in Massachusetts: il prof. Hughes, che faceva base alla sua candidatura la necessità di una nuova politica internazionale che togliesse il mondo dalle secche e dai pericoli della guerra fredda, raccolse una infima quantità di voti, meno della metà del numero di coloro che pochi mesi fa firmarono la petizione per permettergli di presentarsi come candidato. Indubbiamente la statura politica del presidente Kennedy è uscita dal travaglio della crisi cubana ingigantita, e non si può negare che egli, agendo con accortezza e buona scelta di tempo ha meritato la fiducia dei suoi concittadini. Per lo meno, resistendo alle evidenti pressioni che lo spingevano da mesi verso una invasione militare di Cuba, diretta soltanto a rovesciare un governo antipatico alla maggioranro degli americani, anzichè a eliminare una minaccia militare, ha saputo riscattare il terribile e sanguinoso errore del tentativo di invasione dell'aprile del 1961. Tutto ciò tende evidentemente ad indebolire la posizione delle correnti pacifiste e liberali negli Stati Uniti. Ma purtroppo la crisi cubana non è l'ultima, e forse nemmeno la più minacciosa crisi attraverso a cui le relazioni fra gli Stati Uniti e la Russia dovranno passare nel prossimo futuro. Se gli Stati Uniti godevano, nel mare dei Cai,aibi, una posizione strategica e logistica favorevole, ciò non è vero su altri settori, su cui una possibile crisi ,impende. Berlino, notoriamente, è uno di questi. Se a Cuba i militaristi hanno avuto ragione, o se essi appaiono di aver avuto ragione finora, poichè le trattative ancora in corso non permettono di dire ogni pericolo superato, non è certo che la reazione russa sarà la stessa in ogni altra futura occasione. La confidenza creata dal successo recente può condurre ad azioni avventate, e il freno costituito dal timore di una terza guerra mondiale può essere 'eliminato da una corrente popolare assicurata dalla fiducia che la Russia ancora una volta sarà costretta a cedere di fronte a fermezza e intransigenza. * * * D'altra parte molto probabilmente il mondo è ad una svolta radicale nel sistema di equilibrio militare e politico. Gli ultimi avvenimenti in Asia, lo scoppio di aperte ostilità fra la Cina e l'India, la crescente divergenza dottrinale e politica fra Russia e Cina sono manifestazioni che senza dubbio hanno significato profondo. In essenza si presenta alla Russia ancora una volta il problema dell'accesso a) mare aperto tutto l'anno per la colossale massa di ,territorio costituito dalla Russia propriamente detta e dalla Siberia. E' un problema che fu fondamentalmente nella politica russa negli ultimi trecento anni, ben prima che il potere passasse nelle mani del partito comunista: è un problema che influenzò sempre radicalmente la politica dell'impero nei rapporti con la Turchia, con l'Inghilterra, quando questa controllava direttamente o indirettamente l'India, la Persia e parecchi degli stati arabi, con il Giappone, con la Cina pure. Basta considerare la situazione di Vladivostock, unico porto siberiano accessibile tutto l'anno, collegato con H retroterr,a russo da una sola diretta comunicazione ferroviaria che, per diverse centinaia di chilometri, attraversa territorio cinese: basta'. ricordare gli sforzi dell'impero zarista per essicurare il controllo di tale linea in mani russe, seguiti da quelli comunisti per lo stesso scopo: basta ricordare come, alla fine della seconda guerra mondiale soltanto, per la debolezza del governo cinese di allora, la Russia si fosse assicurata questo controllo, solamente per riperderlo pochi anni dopo sotto pressioni, che noi non conosciamo, da parte del governo di Mao, sotto il pretesto che i due colossi comunisti non avrebbero mai potuto mantenere mire divergenti, per comprendere la delicatezza della situazione russa in Asia. Quali saranno le conseguenze di questa nuova situazione sono difficilmente prevedibili. Potrebbe darsi che, per necessità, la Russia sia costretta a irrigidirsi di più ancora nei confronti del blocco occidentale, per non essere definitivamente imbottigliata lontano dal mare aperto: può darsi che sia necessaria per essa una svolta definitiva nella sua politica. Molto probabilmente la propaganda dei gruppi militaristi americani avranno ancor più buon gioco nel forzare la situazione verso soluzioni di forza. Ed il pericolo di un guerra nucleare, allontanato per un momento, potrà risorgere, come soluzione di disperazione. Perciò l'influenza liberale, per quanto resa più difficile, potrà diventare più necessaria che mai. La soluzione dei problemi di equilibrio di potere, noi riteniamo, non sta nell'ingigantimento degli armamenti: anche per un errore, anche per l'abuso di autorità di chi si troverà a controllare direttamente un gruppo di armi nucleari, l'olocausto finale del mondo può diventare una inevitabile fatalità. La via verso la pace sta nella mutua comprensione, nella volontà di riconoscere l'inevitabilità di cambiamenti nell'ordine sociale e politico di grande parte dell'umanità, nell'abbandonare atteggiamenti moralistici che precludono adattabilità nei rapporti fra popoli. Per quanto lontana, la via della pace può essere soltanto assicurata dal lavoro paziente per condurre tutti i popoli verso il disarmo e verso una comunità umana che superi le barriere nazionali. Davide Jona 4 CONTROCORRENTE - Ottobre 1962

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