si prende Sacco e Vanzetti. Lecoin, il duro Lecoin piange come un bambino. Ha giurato di vendicare i due martiri. Aspetta che si apra a Parigi il congresso dell'American Legion, poi si copre il petto di false decorazioni, penetra con uno stratagemma nella sala della riunione e lancia alto il suo grido: "Viva Sacco e ,·anzetti! ". Questo è l'uomo che ha tenuto ,testa a Poincarè e a Petain, che ha lanciato alla vigilia della seconda guerra mondiale un manifesto per la pace, che durante l'occupazione tedesca è stato trascinato in un campo di concentramento alle porte del Sahara. La sua vita è un mosaico di avventure disperate, di gesti angelici che sembrano provocazioni. Perchè ha scelto di vivere così? Per orgoglio? Per ambi• Pagine Ritrovate z,one? Non per orgoglio: quando si é trattato di salvare un innocente Lecoin si è umiliato come l'ultimo degli uomini. Non per ambizione: Lecoin ha sempre rifiutato anche la moneta della gratitudine. Per sete di giustizia, allora? Forse, ma soprattutto per un suo amore ruvido e nascosto verso il prossimo. " Gli uomini - ha scritto nel suo libro - hanno sete di bontà. Non potrei considerare come un nemico il mio simile che, fosse pure agli antipodi delle mie idee, avesse una natura generosa. Oggi il mondo agonizza per mancanza di generosità". Lecoin ha saputo ri• svegliare, quasi teatralmente, la sete di bontà degli uomini. Da "La Gazzetta del Mezzogiorno " UNSOGNO uno scritto di ANDREA COSTA M'era coricato stanco e malinconico. Le cose, che aveva vedute e udite durante la giornata, nl'avevano messo di malumore e coricandomi chiedevo a me stesso: Anderà sempre così? - Il delitto, la miseria, l'igno• ranza non avranno mai fine? ... Rivolgendo in capo queste ed altre do· m'ande, mi addormentai. E sognai ... Ma oh! quanto diverso fu il mio sogno dalla realtà tristissima, che avevo lasciata, addormentandomi. .. La nostra Imola non era più quella. Delle vecchie strade, non restavano che le principali; dei vecchi edifizi. i migliori. Tutti i sudici vicoletti erano spariti; di tutte le vecchie catapecchie non si vedeva più traccia. Nè mura, nè porte, nè cancellate divide• vano ormai più i sobborghi della città. Ognuno entrava ed usciva liberamente. senza che le guardie daziarie ficcassero il naso nelle sporte. Lunghe linee di via ferrata traversavano pel lungo e pel largo la città; fontane e giardini adornavano le piazze. La rocca era stata atterrata dalle fonda• menta. San Cassiano era ancora là in piedi; ma, in luogo della messa e della benedizione. vi si davano accademie di musica e di canto; e il popolo vi si raccoglieva per discutere le cose del Comune. I Cappuccini erano stati convertiti in un'ampia casa di educazione. Nelle chiese e nei conventi stavano i Collegi delle arti. In San Domenico era la esposizione permanente dei prodotti del giorno. Botteghe non se ne vedevano; dai magazzini comunali, situati qua e là, veniva distribuito l'occorrente alla vita. Come godevo, passeggiando solo e sconosciuto per le vie della città! Non una guardia, non un soldato, non un prete, nè un mendicante! I cittadini vestivano, su per giù, allo stesso modo, sebbene i colori e le fogge variassero a piacimento; ed incontrandosi, si salutavano. A me, pareva che nessuno badasse e che io vagassi, come un'ombra, attraverso le vie. Volendo. finalmente, riposarmi e parlar con qualcun-o, mi volsi ad un giovanotto, che passava, e gli dissi: - Signore! ... Non appena ebbi pronunciata questa pa• rola, colui mi guardò meravigliato e mi chiese: - Donde vieni tu dunque? - Non sai ehe dei signori non ce ne sono rpiù da un pezzo? ... - Scusate. gli risposi ... - Scusate? Ma parli tu a uno o a due? - Parlo a lei. .. Il giovane guardò attorno e disse: Io non vedo passare ·alcuna donna ... Capii l'antifona, e soggiunsi risoluto: - Parlo a te ... - Oh! finalmente ... Che desideri? ... - Dimmi un po': Non è questa una città, che si chiama Imola1 - Per l'appunto. - E in che anno siamo noi di grazia? - Come? - in che anno? - Già: perchè vedi, io non so come m: sia qua ... Io vivevo in un ten1po ... - Infatti, i tuoi abiti e quel tuo cappello par che vengano dal museo ... - Lo credo ... Io vivevo in un tempo, ti dico, in cui Imola era ben diversa da ciò che è adesso. Allora, vi erano dei signori e dei poveri: e, parlando, si diceva: Lei, voi o lzt, secondo la condizione di quegli, a cui si parlava: al lato ai grandi palazzi, vi erano casupole e catapecchie indecenti; alla· to alle chiese, sorgevano i postriboli; e, se ti scostavi dalle vie principali. trovavi dei vicoli che facevano paura ... - Oh! mio caro, da un secolo già queste cose sono sparite ... Non sai tu dunque nulla della i,;rande rivoluzione internazionale, che estirpò dalla terra gli ultimi -avanti della barbarie? ... 20 CONTROCORRENTE - Ottobre 1962
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