Caratteri: LOUISLECOIVNISTODALLASTAMPA PARIGI, settembre C'è un uomo che fa paura a De Gaulle. Si chiama Louis ~oin, ha 74 anni, è un vecchio anarchico più vicino a Gandhi che a Bakunin. Ha fatto uno sciopero della fame durato ventiquattro giorni per otte_ nere la liberazione di centocinquanta obiettori di coscienza chiusi nelle prigioni francesi. In Francia, dopo l'affare Dreyfus il pot·~re ha paura degli uomini come Lecoin, decisi a tener testa da soli contro tutti. "Lecoin non deve morjre ", ha detto De Gaulle. Poco dopo la porta della prigione si apriva davanti a ventotto obiettori di coscienza ed il primo ministro Pompidou annunciava che il governo avrebbe presentato al parlamento, prima della fine della sessione, un progetto per regolare la posizione di quanti si rifiutano, a causa delle loro convinzioni morali o religiose, di prestare servizio militare. Era una prima vittoria e Lecoin, vinto dalle insistenze della figlia e degli amici, accettava di interrompere lo sciopero della fame. Era la fine di giugno, la guerra d'Algeria era finita e la Francia dimenticava i complotti militari. la tortura ed i paras per interessarsi nuovamente agli uomini come Louis Lecoin. Cortei di operai sfilavano in silenzio davanti all'ospedale in cui era stato ricoverato il loro "Gandhi "; alti magistrati e ,professori della sorbona scrivevano al capo dello Stato per dire che erano d'accordo con il vecchio militante anarchico. Il parlamento è stato meno sensibile. Il progetto di uno statuto promesso da Pompidou è Yenuto all'esame della Camera dopo gli estenuanti dibattiti sulla torce de frappe e sulla legge agricola, quando i deputati si preparavano ad andare in vacanza. Per conseguenza la discussione è stata rinviata ad ottobre. Ma Lecoin vigila. Lecoin ha ripreso a coltivare le rose nel piccolo giardino della sua casa ed aspetta che i deputati siano tornati dalle ferie. Al presidente della commissione della Dif Psa, Bergasse - il quale andava dicendo che ci sono cose più serie a cui pensare degli obiettori di coscienza - ha già fatto sapere, a scanso di equivoci, che è pronto a ricominciare da capo. Si può dubitare di tutto, ma non del carattere di Lecoin. Ha cominciato cinquant'anni fa. Era soldato a Cosne; i ferrovieri scendono in sciopero e il capitano del reggimento lo spedisce con altre reclute contro gli scioperanti. - Non posso, signor capitano. La mia coscienza mi impedisce di obbedire. Sei mesi di prigione. Ma quando esce ed il suo reggimento viene rispedito contro i minatori che hanno incrociato le braccia il capitano lo lascia in caserma. L'episodio è raccontato dallo stesso Lecoin nel suo libro di ricordi "De prison. en prison. ". Di prigione in prigione, sono in tutto dodici gli anni della sua vita sacrificati per il prossimo. Otto anni di fila li fece dal '12 al '20, per propaganda contro la guerra. La sua grande paura è di essere un vile. Quando non è in prigione comincia a dubitare di sè. Ha bisogno di abbracciare le cause disperate, di scrollare le inferriate in cui la società ingabbia gli uomini. Nel '21 ha già trascorso nove anni nelle patrie galere, ha fatto lo sciopero della fame per ottenere un regime speciale alle detenute politiche della Santè, ha perorato la causa dell'anarchica spagnola Jeanne Morand. Ormai, ha famiglia, fa il correttore di bozze in una tipografia. Potrebbe "ritirarsi dal servizio", coltivare le sue rose. Invece prende le difese dell'anarchico Cottin, imputato di aver cercato di uccidere Clemen_ ceau. Scrive a Poincarè: "Signore, lei è la "persona per bene " più repugnante che abbia mai conosciuto". Torna in prigione. Gli antifascisti italiani di Parigi perdono un grande amico. Viene il 1927, l'affare Sacco e Vanzetti volge all'epilogo. li mondo operaio fa l'impossibile per salvare i due innocenti. Lecoin, naturalmente, è in prima fila. Organizza a Parigi una manifestazione che, per la sua imponenza, rimarrà nella storia del movimento operaio. La Colla che marcia sui Campi Elisi porta dei cartelli stampati in rosso su cui si legge una sola frase, dettata da Lecoin: "Sei anni davanti alla morte". Ma la morte CONTROCORRENTE - Ottobre 1962 19
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