Controcorrente - anno XIX - n. 32 - set.-ott. 1962

Fin qui il ragìonatnento del santo padre è logico e anche zoologico. Però una cosa sola il santo padre si dimenticava, e cioè che l'onorevole signor Ciano anche lui quando,si accorse che la barca fascista stava per affondare, egli pure divenne - come un sovversivo qualunque - un oppositore irriducibile dell'uomo mandato da Dio e della sua opera colossale, che poi doveva portarlo inesorabilmente nella sua dolorosa fine. Per questo noi, anche a costo di essere indig-esti al santo padre, crediamo che sia stato anche buono per lui essere stato libe_ rato da questo mondo di peccati e lanciato con tutti gli accessorU in quel mondo ideale dell'infinito e dell'ignoto tanto caro alla onorevole contessa e anche al santo padre. Ma ora lasciamo il signor Ciano net mondo degli angeli e veniamo all'onorevole Contessa, la quale raccomandò sempre il lupo ed ora piange perchè ha perso le pecore. Signora contessa, ve lo siete meritato, ed ora sono giunti i giorni di espiazione della vostra indifferenza criminosa di fronte alla vita del popolo. Tutto ciò che ora V'O'i sentite, tutto quello che vi tormenta, ve lo 13 Ottobre 1909 siete meritato. E noi non possiamo dirvi ed augurarvi una cosa: che più profondamente e più intensamente ancora si possa realizzare tutto l'orrore di questa vita che voi stessa vi siete creata; che il vostro cuore s.a ancora più ansioso, che le lacrime turbino il vostro sonno, che il vento di follia e di credultà che passò sul nostro paese vi arda come il fuoco! Ve J-omeritate! E noi possiamo addolcire il dolore della vostra anima di cui avete preso così scarsa cura, di questa vostra anima colma di avidità, di menzogna, di spirito di dominazione, in una parola: di tutti gli istinti più viti. C'è pertanto nel paese un'altra forza, una forza luminosa, animata da un grande pensiero, ispirata dal sogno abbagliante di un regno di giustizia, di libertà e di bellezza ... Ma a che vale, signora, tradurre in parole la bellezza e la immensità del mare a chi non ha più occhi da vederla? Con tutta la misericordia carissima e anche i dovuti rispetti al santo padre. San Josè, Calif. Luigi Cairo FRANCISCOFERREREDUCATORE Francisco Ferrer y Guardia: "pedagogo e rivolu:z,ionario spagnolo", si legge nelle enciclopedie. E rivoluzionario Ferrer lo fu appunto perché educatore. Nella Spagna della fine dell'800, 1'85% degli abitanti, pari a 10 milioni, era :totalmente analfabeta. Le 24.000 scuole governative non erano altro che tuguri senza luce e senza aria: ogni anno 5.000 fanciulli morivano vittime di malattie contratte a scuola e 25.000 restavano con una salute delicata. I maestri, 24.000 in tutto, erano spesso pagati meno di un bracciante agricolo. L'infanzia era così la prima vittima di una vergognosa situazione sociale. 480.000 erano i fanciuJli vagabondi, abbandonati a sè stessi; 30.000 i ciechi, 37.000 i sordomuti e 112.000 gli affetti da disturbi e malattie mentali. Ferrer, che era stato maestro e professore in Francia dal 1893 al 1900, comprese che l'istruzione era il più efficace mezzo da impiegare se si voleva dare al popot-o spagnolo una d;gnità ed una coscienza. Quando, nell'agosto 1901, Ferrer, ritornato in Spagna, fonda ,a Barcellona la sua 11 Escuela Moderna " con l'annessa casa editrice, non esisteva in tutta la penisola iberica che un pugno di scuole laiche, concentrate nelle due province ribelli di Barcellona e Valen~ia, la più imoortante delle quali era la scuola "La Verdad" di San Felice de Guinolo. Tutte le altre erano in mano dei preti e più particolarmente dei gesuiti. Nel 'Proclama di apertura Ferrer scriveva: "Allevare il fanciullo in modo che si sviluppi al riparo delle superstizioni e pubblicare i libri necessari per ottenere tale risultato, questo è lo scopo della Scuola Moderna. li nostro insegnamento non accetterà i dogmi nè le abitudini, poichè si tratta di forme che imprigionano la vitalità mentale nei limiti imposti dalle esigenze di fasi transitorie dell'evoluzione sociale. Noi non spargeremo che delle soluzioni che siano state dim-ostrate con i fatti, delle teorie ratificate dalla ragione e le verità confermate da prove certe. L'oggetto del nostro insegnamento deve rendere il cervello dell'individuo strumento della sua volontà. Noi vogliamo che le verità della scienza brillino del loro proprio splendore ed illuminino ogni intelligenza, in modo che, messe in pratica, esse possano dare la felicità all'umanità, senza esclusione '!)er nessuno, se un privilegio odioso ne è l'ostacolo". L'impresa era coragg;os1ss1ma perchè Ferrer non poteva ignorare che il governo e la corte spagnoli erano dominati dai monaci che si opponevano con tutte le toro forze ad ogni movimento di emancipazi'One. Aprire una vera scuola, dove l'insegnamento non fosse una derisione, dove l'educazione non avesse per scopo l'abbrutimento delle giovani intelligenze ed il loro asservimento ad un d'ogma, significava minacciare direttamente e seriamente tutti coloro che governavano solo grazie ,all'ignoranza. Aperta con 30 allievi. 18 maschietti e 12 femminucce, la Scuola Moderna trovò l'apnoggio entusiasta di uomini di cultura come De Buen, Yargas, Lorenzo, Reclus, Letourneau, ed un anno dopo il totale degli allievi passava a 70. Net 1906 le scuole moderne spagnole erano una cinquantina. CONTROCORRENTE - Ottobre 1962 17

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