Vi sono è vero le cosi dette democrazie popolari, ma colà si tratta d1 una burletta, da che appunto la maggioranza affermatasi in un determinato momento si è poi sbaraz_ zata di ogni concorrente, e ancor oggi gli chiude la bocca coi mezzi ben noti. In realtà il vero democratico, anche se fa parte di una maggioranza espressa, non è che ben raramente in pieno accordo col suo Governo, e quanto più lo consola si è di poter fare la critica di quelli stessi che egli ha portato in palma di mano, senza per ciò incorrere in sanzioni od essere tacciato di eretico. Questo avvi-2ne di regola fra le masse, più raramente fra gli eletti dal popolo, se pure ogni tanto le maggioranze mutano nei parlamenti e la Francia ne sa qualche cosa. L'aver devoluto la responsabilità di un indirizzo politico ad una maggioranza è una forma pratica basata sulla matematica, se, in cento unità, non ve ne è che una sola che superi il numero 50; ma la struttura democratica è ben altra cosa, è il passaggio da una maggioranza imposta dal tiranno con mez;:i autoritari c polizieschi (a partire dal diritto divino che una volta giustificava le case regnanti) ad uno stato di libertà nei singoli, sia isolati che aggruppati, alla ricerca della miglior soluzione. Quello che poi avv·ene ben sovente è il vedere i governi di maggioranza andare essi stessi incontro a desiderati, a postulati di minoranze, sia per non averi-e poi contro, sia riconoscendo loro una capacità di concezioni, di programmi meritevoli di considerazione, a volte di essere senza altro attuati. Oggi poi le maggioranze esistono solo sulla carta, come somma di minoranze coalizzate, di compromessi fra minoranze, e lì veramente brilla, si afferma la democrazia, ritenendosi oggi da tutti o quasi, una catastrofe il veder un sol partito al potere. Molte volte davanti a problemi concreti è indispensabile decidere o bianco o nero; lì la maggioranza assume a nome del suo Governo la responsabilità della Superstiti decisione, ma nella pluralità dei casi fra li bianco ed il nero esistono innumeri sfumature ed allora tutti vi concorrono direttamente o indirettamente, col peso della loro maturità. Il mito della maggioranza è molto diffuso fra i semplici, che ritengono far opera concreta con la corsa al rpotere. Un potere che ha sempre un sapore acidulo, quando non rivolta ... del tutto, lo stomaco; ereditare l'autorità è una trasposizione della vecchia tirannia, è una semplificazione dei problemi che i singoli popoli hanno dinnanzi a loro; ed il semplice allora diventa semplicissimo e la maggioranza tanto scorbutica quanto il dittatore. Vi è una frase italiana che tutti noi abbiamo sentita ripeteré in una od altra occasione: 11 siamo in pochi". Sì, siamo minoranza e questo ci onora. Tal punto di vista non è del tutto erroneo, fino a che la democrazia ha il rispetto delle minoranze, ben inteso! Il gregge, la massa, il. .. popolo, i proletari, sono tutti nomi collettivi che non possono soddisfare alcuno che sia individuo; ed è su questo dilemma, in fondo, il credo, l'esaltazione, la mania d'essere maggioranza, d'altra parte la dignità di essere in pochi, che si giova tutta la civiltà moderna, la quale va sempre più frazionandosi nelle sue espressioni di cultura, meccaniche, di aspirazioni, va sempre p:ù frazionandosi in cento, mille rigagnoli, per formare un equ;librio instabile di forze ben più atto a progredire delle forme massive, pletoriche, intransigenti, ahimè conformiste. La democrazia ha aperte le porte all'anticonformismo ed è questo il suo massimo merito, la sua massima gloria; è un vero peccato ciò sia cosi fuori moda, ed i comodi della vita e la viltà, di fronte alla sofferenza, siano retaggio di ben pochi. O l'autorità delle maggioranze o la libertà delle minoranze, questo è il dilemma, il progresso non ammette altra formula. Domenico Pastorello LACONTESSACAROLINACIANO L'ave\'ano creduta naufragata quando la harcarcia fasc;sta cozzò contro gli scogli del destino. Invece apprendiamo da "L'Italia" fascista di San Francisco, che essa si rnlvò nella barca di Pio XII, e sebbene non ha più il vento in poppa purtroppo si regge ancora a galla e bene o male naviga ancora. Ecco quanto ahb'amo appreso dal giornale d'informazione: Roma 30 Nov. 1961. - La con tessa Carolina Ciano. afferma che Pio XII le disse in una udienza che avrebbe potuto salvare il figlio se egli fosse ricorso a lui. Nelle sue memorie pubblicate da un settimanale, la contessa Ciano descrive la udienza che ella ebbe con il santo padre, il quale le disse di aver sofferto moltissimo per la dolorosa fine di Galeazzo Ciano, fucilato a Verona dopo un clamoroso processo. Il papa disse alla contessa di aver letto ripetutamente le ultime lettere che Galeazzo le inviò dal carcere. Come si vede il santo padre soffre sempre, moltissimo per la dolorosa fine degli assassini. Per quella degli assassinati mai. Già, ci eravamo dimenticali che gli assassinati sono sempre quella orribile feccia di sovversivi i quali meriterebbero essere impiccati di primo mattino. Sia perchè traditori della patria e sia anche perchè oppositori irriducibili dell'uomo che ci era stato mandato da Dio, nella sua opera colossale rivolta a tutto beneficio del popolo italiano, del Re e di tutti i suoi reali successori. l6 CONTROCORRENTE - Ottobre 1962
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