Controcorrente - anno XIX - n. 32 - set.-ott. 1962

MASCALZONATE Caro Aldino, un compagno mi ha mostrato una lettera di certo Virginio De Martin da Dosoledo, nella quale, fra altre scempiaggini e mascalzonate, se la prende con Camillo Berneri che in Spagna, secondo lui, se ne sarebbe sempre e vilmente stato lontano dal fronte dove altri morivano, e bene al sicuro in Barcellona, nella sede del Comitato Reg. CNT-FAI, nascosto fra mucchi di preziosi e d'oro... E credo che tale insinuazione sia più che sufficiente a bollare l'autore di degenerato e criminale, e che la stampa anarchica sia di qui che d'America dovrebbe diffidare, a dir poco, come incosciente quanto pericoloso agente provocatore. Una di queste sere un vecchio conosciutissimo compagno - Egisto Gori - venne appositamente a casa mia per mostrarmi la suddetta lettera e - logicamente - per sentire se io, durante la mia permanenza al Com. Reg. CNT-FAI, e precisamente nella unica stanza riservata a noi dalla Sez. Italiana della Colonna Ascaso, mi fossi mai accorto della presenza, palese o nascosta, di tutto quel po' po' d'oro ... sotto l'unico tavolino che l'adornava. Al che risposi - mi vergogno a dirlo -con una risata. E me ne vergogno perchè c'era invece motivo di scattare in piedi e scaracchiare tutto il mio disprezzo contro un immaginario grugno mostruosamente ripugnante, quale deve senz'altro apparire a chiunque quello dell'autore di tJale pazzesca e calunniosa insinuazione. Ora - e guarda caso- avendo in quella occasione dato al Gori una cop;a di Controcorrente (Aprile '62), ecco che questi ritorna da me la mattina dopo per dirmi con alquanta meraviglia di aver trovato su quel numero una tua Piccola Posta in cui rispondevi ad una lettera di V.D.M. da Dosoledo. Gli davi del brontolone e dicevi che certi suoi rilievi ti facevano l'effetto di freddure; e ciò contribuiva a delineare ancor meglio la trista figura dell'autore della lettera della sera prima. Si capiva ch'egli aveva scritto su per giù la stesse idiozie anche a te, e che tu le chiamavi "freddure" per non qualificarle "mascalzonate". Ma quel che non hai fatto tu a comprensibile scanso d'inevitabili altre mattate da parte d'un simile figuro, lascia che lo !accia io, cosi: - Virginio De Martin, tu sei un mascalzone! V. GOZZOLI DUEASPETTIDELLADEMOCRAZIA Dopo averne già fatto accenno altrove, tuttavia il tema è palpitante, merita rive_ dere antichi concetti, mettendoli per lo meno in parallelo con una diversa visione dei fatti. L'aspetto più corrente della democrazia è il diritto della maggioranza a governare. A governare chi, che cosa? Un paese, uno Stato una società nella quale sono delle minoranze. Qui è il nodo della questione, da che una maggioranza sotto un certo punto di vista può, potrebbe governare cosi da escludere dalla sua zona di azione ogni minoranza. Ora questo è avvenuto in passato, ad esempio quando ai tempi di Ambrogio, di Agostino, nel quinto secolo, i vescovi cristiani erano nominati dal popolo, con la conseguenza drastica spietata di escludere poi dal seno della loro società quanti la pensavano differentemente, sia pure in dettagli. Mentre prima dell'era volgare gli ebrei ammettevano molteplici variazioni, cioè mi_ noranze, in seno alla loro chiesa, e cioè manichei, giudei, farisei, esseni, altre frazioni ancora, ed il massimo sacerdote apparteneva, secondo i voti della maggioranza, ora all'una ora all'altra delle diverse sette. poi il cristianesimo pure riconoscendo il voto popolare, divenne una tale tirannia delle maggioranze che le minoranze ne furono totalmente escluse, condannate, perseguitate. Donatistf, manichei, agnostici ne fecero l'esperienza; ancor oggi in seno al cattolicesimo non trovano posto minoranza alcuna, talchè sotto il nome di cristiano vanno innumeri altre interpretazioni degli stessi, ognuna delle quali sta a sè, nè consente deviazioni di qualsiasi natu~a. La democrazia moderna si è totalmente scostata da questo schema di tirannia delle maggioranze; si può dire, senza esagerare, che essa sta, consiste sopratutto, nel diritto delle minoranze a sussistere, a far propaganda delle proprie idee, a criticare la maggioranza apertamente. Il distacco fra governi aristocratici e governi democratici risiede appunto in questo, almeno oggi, ed è questo il lievito della vita sociale; da che, sia detto con buona pace del 51 per cento, non è là che risiede il meglio dell'umanità. Nei residui 49 sono, ben inteso, gruppi meno evoluti e arretrati, ma sono pure minoranze ben superiori di ingegno, di cultura, di capacità; ben sovente ivi risiede il nucleo destinato a mutare ordinamenti e abitudini per aspetti migliori del vivere umano. In tempi di tirannia, hitleriana, fascista, d;re minoranza significava l'esilio od il carcere, la persecuzione in ogni caso; il vero fulcro della seguente democMzia è stato, sia pure a denti stretti, il diritto, l'utilità di minoranze con largo respiro: nella parola, nella stampa, nel voto. CONTROCORRENTE - Ottobre 1962 15

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