LUISA MICHEL Il 10 gennaio 1905 moriva, a settant'anni, Luisa Miche!. Un imperioso bisogno di azione e di sacrifizio animò continuamente la sua vita, che conobbe infinite sofferenze, amare delusioni, terribili esperienze. La miseria, le persecuzioni poliziesche, le calunn.e, partigiane, la prigione, l'esilio non fecero mai impallidire il suo grande sogno umano, non smorzarono mai quell'ardore che raggiava nei suoi occhi febbrili, nel suo volto lungo e magro, intenso e tragico, di una bruttezza nella quale risplendeva, come cantò Victor Hugo, "l'angelo attraverso la medusa". Come eroina della Comune, la Miche! è nota. Basti ricordare che davanti al consiglio militare ohe la giudicava, essa non cercò attenuanti. "Voi mi rimproverate di aver partecipato alle esecuzioni dei generali? Ebbene io delbbo rispondere a q~esto: si, se io mi fossi trovata a Montmartre quando i generali hanno voluto far tirare sul popolo, non avrei esitato a far tirare io stessa su quelli che impartivano simili ordini. Quanto all'incendio di Parigi, si, io vi ho partecipato. Io volevo opporre una barriera di fiamme agli invasori di Versailles". La donna che gridava agli ufficiali della corte marziale: "Se non siete dei vili, fucilatenù! ", la donna che schermiva Gallifet, mentre la trascinavano prigioniera, era la stessa che durante la lunga e dolorosa traversata dell'Oceano e nella Nuova Caledonia si toglieva gli abiti di dosso per ricoprire i compagni di sventura, che spartiva la sua razione, che istruiva i detenuti ignoranti, che protestava a nome degli altri, sopportando, invece, stoicamente le sofferenze proprie. La donna era nell'eroina, in quel senso di maternità verso i sofferenti, gli umili, i deboli. Cosi non è vero che essa fosse la Vergine rossa. Fu compagna di Ottavio Ferrè, caduto vittima della reazione versagliese. La personalità della Miche! presenta due aspetti caratteristici: l'energia rivoluzionaria e la pietà più profonda. Perfino i mitragliatori, della Comune ebbero la sua pietà. Essa ebbe parole di commiserazione perfino per Gallifet. Nel 1883 l'inverno era rigoroso e la disoccupazione enorme. Lunghe sfilate di disoccupati traversarono Parigi. Alcuni anarchici convocarono un conùzio. La Miche! impugna una bandiera nera, pronunzia un breve d;soorso e si incammina lungo i boulevards. Una folla di disoccupati la segue. Viene saccheggiata la bottega di un fornaio. Dinanzi al tribunale, la Miche! non si difese; difese il diritto a non morire di fame. E fu condannata a sei mesi di carcere. Ad Havres, un certo Lucas, le spara due revolverate. La Miche!, ferita, si risolleva, fa scudo all'assalitore, che la folla vuole linciare. E lo salvò definitivamente alle Assise, difendenùolo con eloquenza che ottenne l'assoluzione. Durante la detenzione ed il processo, la famiglia del feritore ebbe nella Miche! la più calda sostenitrice. La sua bontà non risplendeva solo nei grandi gesti di generosità, ma, come abbiamo detto, era una pratica quotidiana. Un giornale anarchico era in agonia per le persecuzioni e i sequestri. La Miche!, per ossigenarlo, accettò di fare un giro di conferenze nel Belgio. Il denaro raccolto doveva essere per il giornale. Scoppiò lo sciopero di Charleroi e i compagni la richiamarono a Parigi. Arrivò avvolta in un vecchio scialle. Aveva dato il denaro raccolto per il giornale agli scioperanti di Charleroi e, a una povera donna, il vestito. Presa di mira dalla curiosità giornalistica, non si lascia sfuggire l'occasione di approfittarne a favore dei suoi poveri. Tre giornali di sinistra pubblicavano questo comunicato: "Ai signori giornalisti, " Molti giornalisti vengono a trovarmi e mi chiedono informazioni che io mi affretto a fornir loro gentilmente. Ma adesso siamo alla vigilia dell'inverno e vi sono molti poveri che io conosco. Io prevengo dunque i signori giornalisti che non riceverò più coloro che non mi pagheranno 10 franchi per ogni quarto d'ora di conversazione. Essi faranno pagare questa imposta dai giornali che sono ricchi, che mi aiuteranno cosl a sollevare le miserie dei miei antichi compagni della Comune o del bagno". - Luisa Miche!. I suoi protetti sono specialmente i vecchi comunardi. Come durante l'assedio di Parigi andava sui bastioni a incuorare le guardie nazionali (e all'alba rientrava in città a piedi, perchè aveva regalato le scarpe e le calze a qualche disgraziata) cosi non poteva incontrarsi con qualche vecchio comunardo in miseria senza dargli tutti i soldi che possedeva, ritornando a casa, cosi, spesse vo)te _a piedi, _sotto la pioggia. La sua bontà non si limita, non conosceva eccezioni. Un giorno Clèment andò a trovarla mentr'era malata. Si stupi nel vedere in cucina un uomo che non conosceva. Chi è colui? domandò alla Miche!. -Mah! ... Yeramente non ne so nulla. E' entrato qui l'altra sera affamato e stanco. Ha sospinto la porta e si è installato in cucina. Da all~ra se ne sta tranquillo, si prepara il suo pranzetto e si aggiusta come può per dormire. Non mi disturba, ecco quello che so. Morente, consolava coloro che piangevano al suo capezzale. CAMILLOBERNERI
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