- 376 nazioni nen1iche; per affrettare lo scam, bio dei ritenuti incapaci di riprendere le armi; per prodigare le migliol'i cure a quelli caduti am1nalati. Anche nei tristi tempi in cui, purtroppo. co;manda il cannone, l' amore appare adunque più forte dell' odio e la potenza del bene supera la potenza del male. L'opera del Vaticano. Le istituzioni che si occuparono, in un modo o nell'altro, dei prigionieri di guerra delle varie nazioni sono, come già si disse, assai numerose, n1a quelle. che poterono maggiormente esplicare l' opera loro, anche perchè, per la lol'o natura, riuscirono a mantenersi al disopra. della spaventosa tragedia, furono, evidentemen te, il Vaticano e la Croce Rossa .. · . L'opera del Vaticàno merita senza dubbio i armi. La proposta venne, com' è noto, accettata dall'Inghilterra, dalla Germania, dall'Austria-Ungheria, dalla Serbia, dal Belgio, dalla Russia, dalla Turchia e dal Giappone. Il primo scambio si effettuò il 25 gennaio 1915 : quattrocento prigionieri francesi furono scambiati con altrettanti tedeschi attraverso la Svizzera, e 90 prigionieri tedeschi con altrettanti inglesi attraverso l'Ol~nda. Altri scambi si succedettero,. a breve distanza l'uno dall'altro, colla più perfetta regolarità. Questi felici risultati contribuirono a far accrescere enormemente il numero delle lettere dirette al Papa dallet fa-· rniglie degli scomparsi e dei supposti P,l'igionieri per pregare il capo spiri- .più vivi elogi e la più viva riconoscenza di tutti i parenti e gli amici dei pl'igionieri, compresi, ben s'intende, quelli che non appartengono alla religione cattolica. Sin dalIl Museo RaLh a Giuevra, sede del Comitato lnternazipnale della Grooe Rossa ohe funziona da Agenzia per i prigionieri di guerra. Puori dell'edificio i 1200 i1.npiegati volontari. tuale di tutti i po- · poli in armi ad interessarsi della sorte dei loro cari. Benedetto XV prese sempre tutte queste lettere nella migliore considerazione. La Segret~ria di Stato fu incaricata di fare tutte le indagini necessarie e di riferirne i risultati alle famiglie al più presto possibile. Ma il lavoro aun1en t ava enormemente di gior1' inizio della spaventosa conflagrazione furono infatti esortati i vescovi ed i sacerdoti a prodigare a tutti i prigionieri i conforti della cal'ità cristiana, senza <listinziorie di religione e ·di nazionalità. Soltanto i feriti e gli infermi dovevano essere oggetto di maggior cura. ~ la parola del capo della religione cattolica venne subito presa nella migliore considerazione, tanto è vero c4e fino dal 18 ottobre 1914 Benedetto XV non esitava a lodare l'arcivescovo di Colonia per l' opera svolta. La stessa lode venne da lui tributata, il giorno otto del successivo novembre, all'arcivescovo di Antivari. Nella seconda quindicina di dicembre si prendeva l'iniziativa - annunciata dallo stesso Pontefice al Sabro Collegio dei Cardinali, nel solenne ricevimento della vigilia di Natale - di proporre ai l;:>elligeranti lo ~cambio degli internati civili e dei prigionieri militari ritenuti incapaci di riprendere le . BibliotecaGino Bianco no in giorno. Un eminente cattolico ame1·icano, il signor Bellamy-Storer, ex ambasciatore degli Stati Uniti, offerse la sua cooperazione in quest' opera umanital'ia e la sua offerta venne imniediatamente accolta dalla Santa Sede. Il benen1erito diplomatico si incaricò del1' es~me della corrispondenza - che diveniva sempre più numerosa - e della richiesta di tutte le informazioni del caso ai rappresentanti della diplomazia pontificia nei diversi paesi, a nome della Segreteria• di Stato del Vaticano. Il lavoro prooedette di questo passo si.110 al marzo del 1915, cioè sino a. quando Bellamy-Storer dovette ritornare in America. La Segreteria di Stato affidò allora l' incarico al padre Do1nenico Ruyter, capo dei penitenziari <li San Pietro. L'idea non avrebbe potuto essere migliore poichè questi frati, appartenendo a diverse nazioni, potevano evadere, colla massima facilità, la corrispondenza che giungeva alla Segrete-
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