' I Bib 414 ~ sta terr:-l. perchè alcuno di eRsi ;pos~a credere di possederln. davvero. I Tura chi dànno, a questo singolare 1niscuglio, soltanto l'etichetta:.è_dubbio che essi costituiscano la magg1oran'.la nnn1erica della popolazione di Costantinopoli e del vilayet ( qualch_e ~tatistica ufficiale lo esclude; rna è op1n1one prevalente, e, sembra., fondata, che siano circa il 55 %: o, calcolando con una discreta approssimazione a 1,200,000 abitanti la popolazione del vilayet, che essi ammontino a poco meno di 700,000): ma vivono a,sè, e non esercitano nessuna sostanzia!~ influenza, quasi nessuna ingerenza sull~ vita degli altri, greci, armeni, israeliti, europei.S'intende che ciò è vero solo in éonqizioni normali; nei momenti torbidi, la regola può anche aver la conferma di troppo elo·- quenti eccezioni; rna sono eccezioni transitorie e quasi sempre spiegabili, solo che si ponga rnente a qualche causa esterna. In generale, il Turco è stato finora il 1nigliore dei padroni, e Costantinopoli è stata la città di tutti, aperta a tutti, 1nèta a tutti gli appetiti I e sottoposta a tutte le influell'ze che in La/ Scuola Ita,liann, cli Costantinopoli. · · t 1· · t (Jlot. Parodi). essa quas1 s1 neu ra 1zzavano, 1 n erna- , zionale co1ne non sarà più dopo la casensi, a zig-zag, il Bosforo e il Corno duta dell'impero ottomano, anche se d'Oro, e gli altri più poderosi che af- • l'Inghilterra e la Russia, una volta che frontavano il Marmara e arrivavano a abbiano 1 vinto, acqueteranno la secolare Prinkipo, mettevano tanta allegria e rivalità escogitando per essa un regime tanto moviinento, bevevano tanta luce, " inte1rnazionalizzato. ,, Pòichè sotto davano tanta vita a ·quel braccio di mare divinamente azzurro e a quelle rive incantate! Ma ciò che speciahnente non saprei immaginare, è una Costantinopoli senza feste, senza salotti, senza ricevimenti, senza danze, senza pettegolezzi e senza affari: una Costantinopoli co1npatta, vigile, angosciosamente e pur virilmente trepidante per il suo avven~re e per la sua libertà. Ciò che non saprei immaginare è la tragica sensazione della " patria in pericolo ,,, nel pubblico di .Costantinopoli. Già, di chi è patria, questa pletorica cosmopoli? In un certo senso, di tutti. I Levantini, e, fatte alcune ovvie riserve, anche i Turchi, son . così giocondamente ospital;, che l' ultimo venuto degli stranieri può, dopo pòche settin1ane, aver l' impréssione d'esser tra loro come a casa sua. lVIa, come lui, così anche i nativi, in fondo, ci si sentono ospiti, niente più che ospiti. Son troppi nuclei etnici, e troppo disparati, e troppo stranieri gli uni agli altri malgrado la secolare convivenz:t. ~o,.p troppJ ~ pos~eder]a iusien)e, que- ~ Ricordo agli Italiani morti in Crimea, (Fo'- G. Dmizeeti), , I I
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