413 - I ' J I r Il palazzo dell'Ambasciata. d'Italia ora in costruzione. (Fot. (Jh,abert). · sforo, con le Isole dei Principi; interruzione dei servizi pubblici; isolamento quasi perfetto dall'Europa; penuria di molti generi di prima necessità, e specialmente penuria impressionante di cereali e di pane; assenza, non più rincaro soltanto, di tutto quanto, in • tempi ordinarì, si riceveva dall' E·uropa. E anche quest'ultimo inconveniente, benchè sia~ il meno tragico di tutti, non ha da sembrar tanto da poc9 : perchè agli agi ~ alle- risorse della civiltà e dell'industria europea Turchi e Costantinopoli rimpatriato per miracolo pochi giorni prima della dichiaraziòne di, guerra dell'Italia, quando più i funzionari turchi infierivano col l-0ro ostruzionismo contro· gli europei che tentavano di allontanarsi, mi discorreva q.i questo stato di cose, e concludeva con vera melanconia: " Costantinopoli non si riconosce più. I vaporetti del Bosforo e del Corno d'oro non ci son più. Si vive sotto l'incubo dei sottomarini ing]!esi, invece: altro che vaporetti! ,, E poi, con un sospiro : "Ma se lo immagina, Lei, se lo può imn1aginare, il Bosforo senza cerchietti? * * * . Levantini s'erano abituati tanto più alla sve~ta quanto meno c1 avevano contribuito; e dal1' Europa in1portavano, si può dire, tutto: perfino .... le curiosità e le specialità locali che si vendevano ai turisti nel Gran Bazar di Stambul. Un italiijno di . La torre di Galata. (Fol. Orus~ri), Davvero, non me 10 immagino. Non me lo so immaginare. I " cerchietti ,, che solcavano in tutti i ij1b · 1anco \ ,
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