I I ' \ 368 - no entrab.i, come in un granaio di ab- te, 1 vetri di Venezia, tutto i'l fasto asia.. bondanza 1 insieme col popolo che vi tiao, tutta la coltnra latina, tutta quels'i arricchiva, insien1e coi pittori che l'orgia di colori e di c~lore che all'alba le decoravano, insieme coi principi che del Seicento divinamente organizzava andavano fieri di quel popolo pronto il turbamento di Rubens e lo faceva alle armi, alle feste, anche alle rivolte maestro da Anversa in tutte le Fianse scendevano canti o scoccavano rin- dre. E intanto sotto le ·dita industri tocchi di allarme dall'alto di quel bef- delle merlettaie fiorivano come per infroi che c<;>ntrassegna quasi ogni grande cantamento le più meravigliose fatiche edifizio comunale di lassù, che è l'alto di Aracne e giovinette, simili a quelle , nido di pietra dove le franchigie civi- . che ieri rie1npivano del ticchettìo dei che si rifugiavano, donde resistevano loro fuselli gli anditi della Rue du Fil, contro ogni, tirannide. sacrificavano le loro giornate nell' umiAncora ieri, quando il grande con- dit~ di cantine perchè all'aperto il filo , certo di campane domenicali di Bru- troppo firie e troppo costretto si sa- ,., ges chiamava alla festa del Signqre rebbe infranto.... e vivevano laggiù e verso l'antica oscura Cappélla del San- vi invecchiavano e sorridevano d' orto Sangue di Cristo, il cat·illon del bef- goglio se erano riuscite a compiere in froi argentinamente cantava nel sole un anno quattro n1etri (non più) di un la indipendenza laica dei mercanti-ar-, pizzo che non fosse indegno di figutisti che l!' avevano eretto sulla massa rare accanto a quello della tovaglia ostile delle Halles. E tutto intorno Bru- sulla quale Carlo Quinto, giovinetto, ges; rideva felice di un pallido sole che aveva· ricevuto le Sacre Specie. apriva una ad una le ninfee che accomi Ciò si vedeva in quel!' eccezionale pagnano i suoi canali lenti fino alla museo di· Gruuthuse dove non so più più bassa terra di Olanda. E ridevano quale coppia• di nobili signori bruggèsi i suoi giardini dalla breve primavera, aveva raccolto -· il marito celandosi ridevano le pietre scabr~ ,dell' Hòtel de alla moglie - la più ·preziosa raccolta Ville che s'arrossa al tramonto per il di :p'izzi p1,~ovenienti- da ogni contrada sole che 'beve come lo bev,ono certi del mondo. Pizzi di Milano e di .Sivigrandi palazzi di Roma, ridevanÒ le glia, di Cina e dell'India, di Venezia dorature veneziane del Palais du Frane. e di Inghilterra e del Perù, in camiAll' ombra dei mirabili sogni di pie- cie, in tovaglie,· in rotoli intatti dai tra di cui trapunsero. la città i Van de grandi sigilli rossi, in piccoli brani Poele e i Weylaert, sotto le mura che centimetra.li che sono for,se l'ultimo furono degli Anseatici e. dei Fiorentini, esempio di quel pizzo nel mondo .... sul posto istesso delle orgogliose\Case Si guardayano tutti, con la sensadelle Gilde, fi_nnel remoto cuore verde zione della 1nagnifica inutilità di tutta • del Lago d'Am•ore, si risuscitava. il fan- quella raccolta e poi si tornava dinanzi tasma di gloria prepotente della città alla vetrina degli antichi Malines e 'si che fu degn.amente la Venezia del Nord_ ripensava alle piccole dita dalle quali non per i canali ma per -il cpmmercio erano fioriti. E la vita pw quelle clauche li affollava, che ebbe di Venezia le strate? El' amore? E la libertà? Forse rivalità comunali con G-and con1e quel- mentr' esse numeravano i fili, sopra il la con Genova, uscendone poi le vin- loro capo rornbava la morte, si disfacitrici e le sconfitte parimenti stremate. cevano i regni, Margherita di York enNell' ora in cui il carillonne-ur cittadino trava in Brttges con Carlo il Temerario, sgranava per l'aria le note della Vlaam- Carlo Quinto meditava l'abdicazione, sche Dans di Van Durne o la curiosa I-Ians M~mling miniava a olio il reliZa~g Miek~n di Pallaimaerts si ricom- quario di Sant' Orsola, gli opulenti borponeva - 1n quell'ora - intorno alle ghesi falciavano a Courtrai il fiore delle. cerchia delle mura inutili, traverso i cavallerie di Francia e battezzavano la campi dominati dai grandi mulini zop- giornata col bel nome di Battaglia depicanti sui trespoli tarlati, il pizzo più gli Speroni d'Oro. E le industri claubello e più degno di Bruges, il pizzo strate erano nella penombra umida, indei suoi canali deviati e ricongiunti, flessibili nel loro sacro sacrifizio pafusi e riallacciati, arterie di argento cifico. Forse quando si toglievano di della vita di Fiandra, sempre ~aggiori, là e risalivano (un merletto interrottò sempre più profondi, sempre più vi- non si poteva più riprendere) trova-, branti di lucentezza ·e di frescura con- vano che la vita era tutta mutata intro le mille ampie carene recanti nel torno a loro. Ma sempre apprendevano Bil ~ord ~}i ori dj Spà-gn-a,le sete di Orien- che i bruggesi, conaè quei d'Anversa o
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