Almanacco italiano : piccola enciclopedia popolare della vita pratica - 1916

I - 34G -· I 1 Il proble:ma di una lingua , internazionale e l'Esperanto. ... I continui progressi' nella facilita• zio1ie e nell'aumento delle co1nunicazioni sempre più agevoli, più rapide e meno costose, per terra, per n1are, per l'aria, ed il conseguente straordinario sviluppo dei rapporti fra i vari popoli, , itnposero la necessità di una lingua internazionale, una seconda lingua che ciascuno dovesse conoscere accanto alla propria, per facilitare tali rapporti, e segnatamente p~r i com.n;ierci e per la cultura scientifica; poichè n1entre l' apprendere sollecitamente anche solo i principali fra gl' idiomi che si parlano sulla terra è impossibile, il grave sacrifizio di anni di studio e di spese per l'acquisto di un grande bagaglio lin · guistico non risolve, d"altronde, la questione. Conoscian10 l'italiano, il frances1 ~l'inglese e non riuscian10 a farci./ capire in Gern1ania; sappiamo il tedeseo e non ci faccia1no com prendere nella Spagna: c'internian10 in Russia, in Ungheria;, in Boe1nia e non riuscia1no a risolvere il proble1na d'intenderci coi nostri si1nili. L'adozione di una delle lingue viventi con1e lingua internazionale non era possibile per difficoltà di ordine diverso, prima fra tutte la condizione di privilegio- per il popolo preferito, il quale sarebbe venuto ad avere sugli altri una evidente superiorità, naturale avviarnento al dominio univ~rsale, che nessun! altra Nazione avrebbe tollerato; - nè seriamente poteva ritenersi adattata allo séopo una· delle lingue n1orte, difficilissime ad apprendersi ed indiscutibilmente inadeguate all'espressione del pensiero moderno: l'unica soluzione possibile per il problen1a della lingua internazionale era una lingua neutrale, cioè una lingua artificiale. Da oltre due secoli e mezzo tale idea occupò la rnente di filologi e di scienziati: com' essa nacque e ,si sv:olse, il lavor~, gli studi, le prove di quasi trecento ,anni dall'in1perfotta pazigrafia al tipo più perfetto di una lingua piena e ricca, sarebbe troppo lungo a dire: il 1nunero dei diversi progetti supera le due centinaia, tutti caduti, malgrado .alcuni ve ne fossero assai geniali, perchè rico ha, fra gli altri, il Volapiik, che, apparso nel 1880 con un certo successo e 1norto poco dopo per i suoi difetti e i suoi errori, dètte per la prin1a volta la prova pratica della possibilità di una lingua artificiale 'scritta e parlata da persone di varia nazionalità. Alfrne il dott. Lodovico Lazaro Za1nenhof, nato il 15 dicembre 1859 in Bielostok, così conie il pittore dipinge prendendo a 1nodello la natura, combinò, conservau- ,, do lo spirito delle lingue naturali, una lingua ausiliarè che presentò al pubblico la prima volta il 2 giugno 1887 con lo pseudonin10 di Espe1·anto, dal quale, poi, prese nome la lingua stessa. L'Esperanto, lingua armoniosa, facile ad impararsi, a parlarsi ed a scriversi, per la genialità della sua co&truzione, per l'internazionalità del suo vocabolario, la sen1plicità della sua gran1matica (16 regole senza ecceziopi), la sua a1nrnirabile praticitàJ piena.mento risponde allo scopo: trent'anni di una vitalità rigogliosa e vittoriosa di ogni più ardua prova ne hanno assicurato / in inani era definiti va l'esistenza. Esso non vuol ess·ere, come erronea1nente'r da molti ancora si crede, la lingua universale, nia semplice1nente una lipgua ausiliaria internazionale, al di fuori e o basati su principii affatto arbitrarii, o troppo complicati, o com11nque poco Bib pratici. Molta importanza dal lato stoal disopra delle lingue naturali, da apprendersi dopo la propria per servirsene nei rapporti di qualsiasi genere con persone di di versa nazionalità. Ragione del suo sicuro successo è ·la perfezione, l' arr1mirevole senso pratico, l' altissi1na logica dei principii da cui è infor1nato. Semplice e razionale questa lingua è fondata sulla forn1azione delle parole n1ediante l'aggiunta di un suffisso grammaticale alla radicale, che esprime solan1ente l'idea generica, per indicare 1a parte del ~liscorso a cui il vocabalo appartiene e le varie accidentalità di essa. La 1neravigliosa ricchezza della lingua è data, poi', dagli affissi derivativi (una trentina in tutti) coi quali dalla radicale (che indica un'idea principale) può formarsi un numero grandissi1no di parole che esprimono le idee derivate da quella, e alle quali si applica il suffisso grammaticale çome ad una se1nplice radicale. Tratte dalle -lingu~ vi venti in rag·ione diretta della loro 1nternazion·alità, le radicali si ap•

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