I \ Bit - 338 -. P"l'fino S'Ji balli. E se per di'·av,·entnrn. un hallo non ]l>iaeC'ia,l'impresn. snbito ne pret>:trerà un alt.ro; rna fino a che <}nesto noll sia prnnto, perl'hè lo ~pett;colv eoi-eoge.tfico llon mànuhi, si ripeterà. il lSallo elle è dispiauiutu, ed i! priblico se lo godrà con p~izie11;,.a. XVI. Il Ballo veniva considerato cor1Je parte integrale dello spettacolo, 110n r.ome preter--to, per allungarlo. I coreografi C'rescevano e si moltiplicavano, preoccupati sempre di presentare ·passi nuovi, ballabili leggiadri. Uosì nel bnllo Estella, di Monplaisir, mn-1 siea di Giorza (San Carlo. quare8im~t del 1870) troviamo perfino il tango arge1\tino, quel tango che ai giorni nostri per puco 110n ha Fanny Cerrito. \ fatt.o venire il diluvio. Le scuolA di ballo di Napoli e Milano prosperavano. Le ballerine 1:icevevano onori sovrani. L'epoca delle Jessler e delle Cerrito ci appare romantica: invece è quella in eui l'espressi.one del compiacimento del pubblico pel Ballo esce fuori 1 i righi del pentagramma dell'entusiasmo. Si tolgono i cavalli alla carrozza della Cenito, si distribuiscono fra pocp.i privilegiati ammiratori i cocci di un ut.ensile intimo della Essler, e quelli ne fanno bottoni per le m1.micie l Se scrivessimo d'altro, dovremmo lacrimare; ma ci troviamo a parlare del Ballo, passiamo tra foye,rs e cou)isses danzanti, vi,·iamo qui con coreografi. e ballerine, e dobbiamo, pertanto, esultare. E\se oggi le dive della.. danza, rneno sentimentali, preferiscoHo una polizza d'assicurazione per i loro piedini, non e' è da osservare. È u11 trionfo an('he qnesÌo ! XVII.,, Il secolo XIX llOn è stato solamente il sf'colo d0l Drarnmn. music:;i"le, ma anche, t.1uello 9eJ PLteµ1a coi.;~ogré\.fL·o. Quanto 1,ro- ~resso dnll' epnc:1, in cui .Jehn.n Tibu:·ot c11va luee n,'l.t su,t O,·thPS,>y1·afie, clit quelLL iu eni Dio b• ,no e Bra.e esco, sotto la protezione di re O.nlo IX, ?i 1Jcc.mpavano della dawta ·1n,- surrtfa, da qnella in cni Cac-cini e Monteverdi, i11titanclo la modtt dt Fra11da, da.vano il ballo' delle I11q1·ate ! Chi avrebbe pensato cf1e uu giorno Ì'intreccio delle danze, fatta alleanz_a con la scenografia e il macchinismo, avrebbe da solo rd~mato nello sviluppo di un soggetto grandioso I IL i.. poema ,, come per primo Dicterot a,·ea chiamato il Ballo, forse senza neanche pensare al la grandiosità del l' appellativo in relazione della piccolezza dei balli che conosceva, è attuato d,111'Italia, da l\Jfanzotti. Il primato anche questa volta tocca a noi: Luigi Ma(1zotti è una gloria italiana. " ~ '# "(' \ \ _:J . Maria Taglioni. I xvrn. I ::..-:_;:·:-·.::~,:,".. . .. ·v, ....... ,;, :,• \{ .-5\/( Ma Luigi Manzotti, che ebbe la ns1one 1della danza greca innalzata a funzione sociale; come ai bei tempi in cui Platone aL1tol'evolmente se ne occupa.va, non fu un innovatore, fu piuttosto u11continu.1.tore. Non Colombo, ma Amerigo Vespueci. Egli, a,- lievo di Rota, è il vero discepolo di Viganò. Lo imita, lo completa, lo supera. P..rendiamo, ad eser;npio, l' A111or. La sua idea, informatrice ha molti punti di contatto cou quella del P1·orneteo: il bene dell'Umanità, mediante le Leggi, le Arti; le Scienze.· ... L'apparizione di queste, le figurazioni dei genj e dei popoli -primitivi, il tema dèl progredire umano, che resero celebre l'Amor, si trovano già nel P1·0meteo, in modo più 1·udi mentale, meno nrne..! stoso, in successioni di 8Cene meno cornpli~ cate. Il Manzotti facendo la genesi dél.J' Amo,-~ nd proemio d' oùligo, ne attribuhwe la prima ispira,zionc act un \"er~o di Dante. Forse, pur faeendogli ~alva la, eolossnl·e e meritata riputazione, ~e H vesse nnche ricurdato il Viganò, nnu avn:bbe fatto uiente di m~tle. \
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