• " I Biblio I ')\'\(j' I - é.)i) -- ohe questi. non essendo potuto essere per la poesia italiana un secondo Ariosto, per non es:servisi dedicato, fu l'Ariosto, o qu~lche cosa di simile, della cureografia. X. Il capolavoro di Viganò fu il Prometeo. Al cospetto di tanta grandiosità di concezione vi assale il dubbio se non si debba. retrotrarre la data dell'apparizione del poema ooreografic0, stabilita. col M~nzotti. Nel Prometfo egli- si servì spesso della tragedia d' Eschilo; ma la sua fantasia e la sua cultura lo aiutarono a meraviglia nello sviluppo coreografico del compuuimento. Tutte le risorse della scenogrn.fia furono utilizzat~, tutti i poeti, i filosofi, i critici, che si occuparono dell'argomento, o dei porsonag-gi in esso intercalati dal coreografo, furono da costui oompnlsati. Le citazioni, i chiarimenti, le ossen·azioni fatte dal Viganò al libretto di que:sto ballo, sono la più bella prova della sua cultura. Da Eschilo a Voltaire, da Petrarca al Demonstrier, da Esiodo a Virgilio. è una padente consultazione, una valida testimonianza, un autorevole p::1rere, per giustificare orà una scena, ora un costume, ora un'apparizione. E leggendo questo Prometeo, notandone la grande forza coreografica., s} intravede che cosa dovesse essere in azione, e si giustifica l' entusias.1uo di tutta una generazione pel gran· pÒeta del Ballo, oggi a torto dimenticato. XI. Se la storia del libretto d'opera non ancora è stata scritta, tft nto meno si è pensato a scrive1·e quella del libretto, o dei soggetti. di Ballo. Il libretti.-:ta di Ballo passa oscuro, e resta incalcolato. Attribuendo quasi sem1.fre al coreografo il soggetto, anche quando è il contrario, non assume oneri, ma non riceve onori. Obi ricorda, per esempio, che l' Exce1sior, l'Amor, lo Sport furono scritti da Angiolo Dolfi! commendatore? Quando dà Genova il signor Parodi rivendicò la paternità dell'Excelsior, se la prese, forse, col Dolfi? Neanche per sogno: attaccò direttamente il Manzotti. Quindi parlanq.o di libretti, ed attribuendoli ai coreografi, si può qualche volta non essere precisi; ma la colpa non. è nostra., e non possiamo rimediare alla dimenticanza. Ed in attesa, della storia, di. cui sopra, quanta messfl d'ilarità in aspettativa, quanto buon sangue in previsione I Perchè mentre un libretto di Viganò conquista la nostra attenzione; mentre un libretto di Manzotti (o di Dolp.) eccita il nostro entusiasmo; mentre unc1 di Haastreiter delizia la nostra fantasia; i soggetti dei primi balli furono quanto di più ingenuo, folle, stravagante si possa imaginare. Se la Mitologia e l'Oriente ne fecero le spese, non mnncarono, per quelli che vennero dopo, le razziature nel Romanzo italiano ed estero, nel Teatro tragico e melodrammatico. Così l' Henry trasformava in balli colossi come I' Am7Pto, il Jlf.arbeth, il Guglielmo Tell. Il Rota arrivava 8ino al Conte di .11lontecristo. Il Perrnt tentava il Faust,· e Ta- 'Honi P,rottt.av~ clella voga del romanzo di •'-"" ....,~ ....... , ..., Raban: J due Socf. R prima notl eta. man<'à.ti neanche la politici\. a prestare argomento al Ballo. Nel carnevale del 1797, alla Scala di Milano, un mimo francese, il Lefèvre, che già nel 1788 avea tentata la coreografi.a con la Discesa di Ercole all'Inferno, con la Festa di Flora, col Giasone, -- complice ùn certo Sal:ft, improvvis,ttosi librettista, dette il cosidetto Ballo del Papa,, o il G enera,le _ Colli a Roma, nel quale, su 1nusica del mnestro Pontelibero, liberamente mimodanzavano Papa Pio VI, la duchessa Bi-aschi, e perfino il generale dei Domenican_i !... Per la storia ò.el Ballo quel pastkcio non p"àò avere certament~ grande importanza; ma piuttosto deve essere notato, S<➔ nza ritornare ad Aristvfanei, quale genitore delle moderne, agili 1·e1•iies di I◄~rnncia, e delle complicate e pesanti riviste d'Italia. Il Ballo del Papa fu una vera rivista coreografioa degli avvenimenti dell epoca del1:t Cisalpina, e inerita, sol per questo, di· pas- " sa,re ~tlla storia. \ XII. Alla. storia del 'l'eatro, beninteso, non a quella della Letteratura, cbè, purtroppo, i coreografi non ebbero, nè banno avuto mai, velleità letterarie. Viganò e Manzot'ti, grandi assimilatori di idee e di fatti. non furono a.I certo degli scrittori. E la storia letteraria, per quanto riguarda il Ballo, deve registrare, a titolo di onore, che :).V.Iolièrceon la Prince,'lse d'Elide, la Pastorale Coniique, gli Amants ma- _qnifigues scrisse 14 des divertissements où la danse et la mimiq ue tiennent une plus-grande piace ·que la mu~ique; ,.. C'he Gautjer regalò al Ballo dei libretti st11pendi <'Ome quello di Gisella,- che Enrico Jlei11e fece omaggio al .Ball0, onèle i suoi Re in Esilio diventarono la Dea Diana; che Feydeau, l' arrabbi.ato pochadista scrisse un ballo: La Hulle d' Amour; che Armand Silvestre non disdegnò di dare un balletto alle Folies :v.Iarigny; che Jak la Bolina collaborò ad un libretto di ballo: I D1·a,goni di Savoia; che Ferdinando Fontana e Gustavo Macchi scrissero qualche ballo, e de\·e passare oltre. , XIII. . Difatti, passiamo un po' in biblioteca; ed esaminiamo qualche libretto. Prendiamo a caso: 11 sogno I ossia I Il Giardino 'Incantato I Gran pantomima comica I in due parti I con I macchine e trasformazioni I composta e diretta da ;J. L. Louin, Compositore I Maestro di pantomime dei R. Teatri I di Londra e del '.reatro I. R.. I Privilegiato sulla Vienna I 1823. Basterebbe questo capolavoro di copertina per fare giudicare il contenuto. È un ibrido connubio di comico e di fantastico. Colombina, Pantalone, Pierrot .... le fate fanno tutto, tranne che divertire. , La Giocoliera I o Saltimbanca I A~ione mima danzante in tre parti I composta e diretta dal Coreografo I sig. Giuseppe Reali I d.a rappresentar~i in LiYorno la Qua;resima I dell'armo 1866 I nel Regio 'faA\tro Goldoni I
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==