• ~ 1. - L'Esposizione dl Lipsia (Bugra) a volo d' ucce:llo (Tocco in penna di F. Berhart). bugra. Bugra è il brutto accozzo di vocali e consonanti col quale, secondo un vezzo moderno, si è voluto dare un nome bizzarro e breve alla Esposizione internazfonale dell'industria del libro e delle Arti grafiche, che ha avuto luogo a Lipsia dal 6 maggio al 18 ottobre. Il nome era brutto, ma la cosa è stata bella, cioè vasta, svariata, interessante, istruttiva, ben disposta, divertente. Di- .vertente? pare impossibile, trattandosi di una esposizione specializzata nel li bro, il quale, per molti, è una cosa o inintelligibile, o d'uso coatto e quindi noioso. È vero che ci sono i bibliografi e ·anche i bibliomani, quelli pei quali leggere è un bisogno, una mania, e che, se non possono comprare i libri, li accattano in prestito, e poi non li rendono, o li rubano, ciò che è più morale ..,. dal punto di vista commerciale librario. Ma di fronte alle legioni dei bibliofobi i bibliofili son stuolo " numerato ,, se non casto, giacchè nel numero di essi abbondano i raccoglitori di erotici. Sul campo di Lipsia non ci son stati soltanto libri, l' esposizione non è stata soltanto libraria: si divideva in sedici gruppi, fra' quali alcuni veramente avevano poco che fare coll'arte e l' industria del libro. Il visitatore coscienzioso, che entrava in Bugra a sc()po di istruzione, cominciava col Palazzo della Cultura, dove c' era di tutto, perchè tutto serve alla stori~ della cultura, dalla capanna lappone, fregiata di figure ed iscrizioni, al mazzo di carte da gìuoco; poi c' erano da passare in rassegna i mezzi per scrivere, e vi si trovava anche il fonografo per dettare, complemento quasi indispensabile della typewriter. Da lì, traversando nella sua maggior dimensione la Mostra, si andava a veder fabbricar la carta a mano nel· vecchio mulino da carta mosso da una grande ruota idraulica, come quello della Sonnambula, e nello stesso oscuro stambergone, operai in costume del cinquecento tedesco componevano e stampavano col vecchio torchio che bastò al Gutenberg, per andar subito a far confronti, lì a uscio e bottega, con la più grande e complicata rotativa, che cuopriva 14 metri di lunghezza e che tirava 54,000 copie di un giornale di 16 pagine in un' ora. Chi avesse voluto trattenersi una settimana all'Esposizione di Lipsia vedendo tutto il visibile tranne libri, avrebbe potuto farlo molto facilmente, anche senza traversare il cavalcavia sulla linea ferroviaria per perdersi nel laberinto dei divertimenti, dove nel colossale facsimile di un paesaggio alpestre si trovavano montagne russe, che salivano ad altezze vertiginose, birrerie in panorami arcadici che davano l' illusione di villaggi e di pascoli, ~on teatri ed orchestre rusticane, sale da ballo, tiri ·a segno, caroselli, ec. ec. Anche entro la cerchia della vera e propria esposizione, c'erano gallerie e padiglioni ne' quali il libro non entrava che di straforo. Ricordiamo le tre colossali Biblioteca Gino' ~,anca
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