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Presentazione di Socialismo libertario

In occasione del ventennale di Una città, sabato 22 ottobre 2011 è stato presentato a Forlì il volume di Gino Bianco, Socialismo libertario. Scritti dal 1960 al 1972, edito da Una città. Il libro è stato presentato da Goffredo Fofi, scrittore e direttore de Lo straniero e amico di Gino Bianco. Franco Melandri di Una città ha introdotto la discussione.


"Ho incontrato Gino Bianco per la prima volta a Londra all’inizio del 1968, poco dopo essermi unito all’Internazionale Socialista come curatore editoriale del loro periodico. Uno dei miei compiti era l’organizzazione delle conferenze stampa; alla mia prima volta, seduto in prima fila, c’era un uomo piccolo e dall’aspetto fiero, che si era presentato come corrispondente londinese per l’Avanti!, il giornale dei Socialisti Italiani. Non so più su cosa fosse la conferenza stampa, ma ricordo di essere rimasto affascinato dal forte accento italiano di Gino. Non l’avrebbe mai perso, anche dopo aver cominciato a padroneggiare la lingua. Poco dopo quel primo incontro, Gino e io uscimmo a pranzo assieme, per parlare della situazione politica italiana. Ne nacque una forte amicizia, durata fino alla sua triste dipartita, nel 2005.
(…)

Come discepolo di Caffi e Chiaromonte, Gino aveva poco tempo per le manovre e le pugnalate alle spalle tipiche della politica di partito italiana dei tardi anni Sessanta, e specialmente delle infinite manovre della sinistra non comunista. Da Londra, guardava divertito ai tentativi fallimentari dei Socialisti di Nenni e dei Socialdemocratici di Saragat di mettere insieme un partito unitario, dilettandosi a spiegarmi perché la presunta fusione sarebbe poi finita in un’astiosa separazione, a metà del 1969. (…)

Sono anch’io riconoscente a Chiaromonte, perché fu lui a consigliare a Gino di andare a Londra nel 1966: se non fosse stato per quel coraggioso trasferimento in un nuovo Paese, probabilmente non avrei mai incontrato quest’italiano capace, generoso, anticonformista, che sarebbe poi diventato un amico prezioso”.

(Dall'introduzione di Alan J. Day)
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