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"Dwight Macdonald era un iconoclasta, un autore unico nel panorama americano, instancabile. Faceva parte a pieno titolo di quel gruppo di intellettuali noti come i 'New York intellectuals', che negli anni ‘30 gravitavano intorno al giro di Partisan Review. Macdonald era stato anche tra i fondatori di quella rivista. Un uomo che non era mai riuscito a rimanere entro confini ideologici, nella sua continua ricerca di un’umanità al di là degli ideali e delle ideologie degli anni ‘30. Non era mai stato nemmeno un buon comunista. Sempre negli anni ‘30 ebbe a che fare con Trotzky, arrivando addirittura a sfidarlo circa la storia delle attività in cui questi era stato implicato durante la rivoluzione. Trotzky ne rimase infastidito, famosa la sua battuta: 'Tutti hanno il diritto di essere stupidi, ma il compagno Macdonald abusa di questo privilegio!'". (Di Gregory Sumner, da Una città)

(Nella foto da sinistra in alto: Heinrich Blucher, Hannah Arendt, Dwight Macdonald, la sua seconda moglie Gloria Lanier; seduti: Nicola Chiaromonte, Mary McCarthy e Robert Lowell, 1966. Foto tratta da Dwight Macdonald and The politics Circle di G. Sumner, 1996)




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