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Caro lettore (Mercurio n. 34 - gennaio 1948)


Sono passati alcuni mesi dal nostro ultimo incontro. Per la vita della nostra rivista sono stati mesi piuttosto duri: e a noi piace spiegarne le ragioni a coloro che ci seguono fedelmente, ormai da parecchi anni: discorrerne come se fossimo tutti raccolti nella stessa stanza, e in realtà lo siamo. Dunque per Mercurio non era difficile continuare a vivere: ma era difficile continuare a vivere in un modo piuttosto che in un altro. E cioè senza venir meno a quelle esigenze spirituali e di cultura che erano state le ragioni prime della sua nascita e della sua vita. Ora, per una rivista come la nostra, se era facile arrivare ad alcuni compromessi materiali che le esigenze materiali del momento imponevano (riduzione, di pagine, qualità della carta, ecc.), non era possibile accettare altri compromessi senza tradire il programma che per essa avevamo tracciato fin dall'inizio e al quale avevamo l'ambizione di tenerci farmi. Altre pubblicazioni di elevato valore (vogliamo, tra le tante, citarne una ad esempio: «Nuova Europa») avevano preferito «morire» piuttosto che accettare questi compromessi. E anche noi, se fosse stato necessario, avremmo seguito volentieri la stessa sorte. Poiché Mercurio non era stata soltanto un'impresa editoriale, una antologia dei più illustri rappresentanti dell'ingegno italiano. Quando nel settembre del 1944 usciva il primo numero di questa rivista, l'Italia era ancora occupata per metà dai tedeschi e dai fascisti e perciò essa veniva deliberatamente ad innestarsi in quello spirito di resistenza che informava non solo le imprese dei partigiani e delle forze armate regolari, ma anche il lavoro dei partiti, degli uomini politici, e la stessa attività artistica e culturale. Era il tempo in cui il pensiero e l'arte si schieravano assieme alle forze politiche e militari contro un nemico palese ed universalmente odiato, sicché l'artista, il pensatore, il politico, il combattente si confondevano, a volle si riunivano nello stesso individuo, ed un uguale fervore animava le opere della mano, dell'intelletto e dell'anima. In quei giorni era facile lasciarsi andare a credere che da tanto sforzo dovesse scaturire un risultato definitivo e perenne, al quale l'inesauribile energia vitale della coscienza e della solidarietà degli uomini che lo avevano promosso avrebbe dato nutrimento e respiro.
Fu appunto allora, che questa rivista iniziò il suo ufficio e lo svolse fedele al programma che tracciava nella premessa al suo primo numero — ci sia consentito ricordarlo — dicendo: «... ci sembra venuto, adesso, il momento di ritrovarsi, di unirsi, riaffacciarsi insieme al balcone sul mondo, sorretti da quella solidarietà di patimento che è ancora stimolo di conoscenza, d'esperienza, di sopravvivenza. Si tratta insomma di ricollegarsi al cerchio universale; poiché c'è un onore dello spirito a cui non si può venire meno senza tradire le stesse ragioni dell'esistere».
In séguito — a liberazione avvenuta — la soluzione repubblicana del conflitto istituzionale, l'inizio dei lavori della Costituente persuasero che lo sforzo compiuto avesse realizzato i disegni dai quali era stato mosso e alla fase eroica della resistenza, seguì una fase di fidente riposo.
Ma presto il risultato definitivo e perenne, al quale si tendeva quando resistere valeva combatteri a viso aperto contro un nemico palese e preciso, appariva difficilmente conseguibile. Solidarietà che stimavamo profonde e durevoli si rivelavano soltanto occasionali; opposizioni insuperabili si rovesciavano in solide alleanze; scopi ritenuti identici si differenziavano, altri ritenuti opposti si uguagliavano: il nitido disegno della resistenza diveniva confuso, e nell'animo di chi in esso sinceramente s'era impegnato sorgeva la persuasione che il nemico abbattuto risorgesse in forme occulte, e spesso indecifrabili, e che così riposto riprendesse ad operare con accresciuta potenza; sicché non solo divenisse necessaria la risurrezione dello spirito della resistenza, ma s'imponesse un'opera d'esplorazione volta ad individuare questo nemico.
La nostra rivista, riprendendo le sue pubblicazioni dopo una sosta, obbedisce a tale persuasione: si rifa a quella spirito della resistenza che animò la prima fase del suo lavoro. Il che non significa, tuttavia, ripetizione degli atti e degli atteggiamenti che hanno costituito la fase eroica della resistenza. Allora il nemico era individuato e scoperto; gli atti per combatterlo, a qualsiasi forma tecnica appartenessero, riflettevano i rischi e l'impeto drammatico della guerra. Oggi il nemico va cercato con accortezza nelle forme recondite che assume: va combattuto nella pacifica vita quotidiana con armi pacifiche e senza violenza. Ma con la stessa fermezza.
Risolto il conflitto istituzionale, entrata in vigore la nuova costituzione, si tratta di lavorare affinchè gli intendimenti che hanno promosso questi solenni atti della vita del popolo italiano non vengano deviati e negletti. E' a tale fine che noi desideriamo dedicarci, pazientemente, con il nostro lavoro d'ogni giorno. Ma non sarebbe possibile lavorare da soli, senza l'appoggio e l'affettuosa comprensione del nostro editore, senza l'impegno di coloro che scrivono per noi e che danno a questa collaborazione un carattere, non puramente giornalistico e amministrativo, ma di intima e concreta solidarietà. E dei resto le innumerevoli lettere che abbiamo ricevuto da abbonati e lettori, durante, i mesi nei quali Mercurio non era più nelle edicole, ci hanno fatto comprendere quanta simpatia avesse suscitato.
La nostra opera, tuttavia, non è immediatamente politica; ma spirituale e trae valore ed interessi politici solo dall'adesione alla vita. Poiché c'è un'alleanza tra gli spiriti che ha motivi puramente umani e precede e supera l'attività politica. E questa alleanza — della quale noi intendiamo essere tra i più attivi promotori — deve essere intesa innanzi tutto a sollecitare la moralità in ogni manifestazione spirituale della vita collettiva: dall'arte, alla scienza, alla politica. Per moralità intendendo, naturalmente, quella norma superiore che deve regolare la vita di ogni uomo libero e cosciente. «Mercurio» vuole raccogliere attorno a sé tutti gli scrittori i quali rispettino l'impegno di sincerità critica ad essi derivante dall'imperativo etico che, trasforma ogni opera dello spirito in ricerca di verità: verità senza qualifiche per il filosofo, estetica per l'artista, scientifica per lo scienziato, empiricamente definita dalle reali condizioni del progresso umano per il politico. E di riflesso rimane chiusa a quegli scrittori i quali accettino lo scadimento della loro opera a didascalia d'interessi, a sollecitazione d'istinti, a meccanica intellettuale di una qualsiasi ragion di stato. In altri termini, questa rivista si propone di promuovere il rispetto dell'autonomia dell'arte, della scienza, del pensiero: ed in politica, il rispetto di quell'impegno critico che, sollevando gli interventi di ognuno dal piano della propaganda a quello della ricerca intellettuale, li provvede di un sicuro contenuto etico e fra loro, anche se diversi, istituisce la solidarietà dell'intelligenza al servizio del progresso umano.

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